venerdì 24 febbraio 2012

*Esplora&Sogna*

Tra vent'anni sarai più deluso delle cose che non hai fatto che di quelle che hai fatto.
E allora molla gli ormeggi.
Lascia i porti sicuri.
Lascia che gli alisei riempiano le tue vele.
Esplora.
Sogna...

*No... sbagliato... Non è Steve Jobs a parlare! Questo è Mark Twain... ;-)

lunedì 13 febbraio 2012

*Come due stelle*

Io non so come ti prega mio padre, né mio fratello, né mio zio;

non so nemmeno come ti pregava la tua madre, Maria.

Non so come ti pregano le stelle e i rami di corallo in fondo al mare,

né quei cuscini di muschio che fioriscono in alto, sulle rocce.

Non so come ti prega il gatto e il topo, e la pulce nel pelo del topo.

In fondo, Signore, non so nemmeno come prego io.

So come preghi Tu: come mormori piano, in fondo al cuore;

ed io sto appena ad ascoltare.

*(Dal Marocco... Come due stelle ti preghiamo da qui...)*

venerdì 3 febbraio 2012

La neige est un poème.

La neige est un poème. Un poème qui tombe des nuages en flocons blancs et légers.
Ce poème vient de la bouche du ciel, de la main de Dieu.
Il porte un nom. Un nom d'une blancheur éclatante. Neige.



Maxence à Rome - ce soir... ;-)


*La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri. 
Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio. 
Ha un nome. Un nome di un candore abbagliante. Neve".

mercoledì 1 febbraio 2012

Yes you can*

Paura di Niente,
Speranza di Tutto.
Se non si va non si vede.
(Mi corri accanto. Sempre)*

martedì 31 gennaio 2012

Baricco per Claudia (due rotaie e una risposta)

Maggio 1997
La strana intimità di quelle due rotaie. 
La certezza di non incontrarsi mai. 
L'ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco. 


Settembre 2009
Accadono cose che sono come domande: 
passa un minuto, oppure anni,
e poi la vita risponde.


*Dopo dodici anni la vita ha risposto...
Non ho mai smesso di correre al tuo fianco*

lunedì 30 gennaio 2012

Tempo di PACE...*


Per ogni cosa c'è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il sole
...
Un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

(Qoelet 3,1, 7-8)

Dormi amico mio... è tempo di pace...

*Fate click qui o sul titolo del post:
http://www.youtube.com/watch?v=jkje4FiH9Qc

sabato 28 gennaio 2012

... e farò un sogno di mare...

"Poserò la testa sulla tua spalla
e farò un sogno di mare
e domani un fuoco di legna...


E un sollievo di lacrime
a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere..."


*Quando un amico si rifugia in te, 
vuol dire che si fida di te... ♥

martedì 17 gennaio 2012

Confessioni di un monello di campagna (Esenin... Angelo... o chissà...)

Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell'ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull'insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l'odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d'ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d'aprile la nebbia e l'umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S'è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d'un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d'oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba la falce dell'aurora...
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m'importa, se ho l'aria d'un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M'occorre davvero il tuo trotto morbido?
Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura
Verso il paese per cui navighiamo.


*Un inchino a Sergej, un grande poeta, malandrino...*
P.S. Se fate click sul titolo del post potete ascoltare questa poesia raccontata e cantata magistralmente da Angelo Branduardi. 

domenica 15 gennaio 2012

Bariona, figlio del tuono.

Che cosa c'è di più commovente per un cuore d'uomo che l'inizio di un mondo e la giovinezza dai tratti ambigui e l'inizio di un amore, quando tutto è ancora possibile, quando il sole è presente nell'aria e sui visi, come una fine polvere senza essersi ancora mostrato e fa presagire, nell'acre freschezza del mattino, le pesanti promesse del giorno.

La Vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne, e il frutto del suo ventre. L'ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio!

Nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l'espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride.

Ora l'angelo sta davanti a Maria e Maria è impenetrabile e cupa come una foresta di notte e la buona novella si è perduta in lei come un viaggiatore si perde nei boschi. E Maria è piena di uccelli e del lungo stormire delle fronde. E mille pensieri senza parola si destano in lei, pensieri pesanti di madri che accettano il dolore.

Sono cieco, per caso, ma prima di perdere la vista, ho guardato più di mille volte le immagini che contemplerete.

*Jean-Paul et ses merveilles*

domenica 8 gennaio 2012

Il mio rifugio

"Il suo sorriso è il mio rifugio,
il suo sorriso è ritornare a quando ero bambina,
a quando i miei genitori mi raccontavano le favole
e rimanevo a bocca aperta:
il suo sorriso è la miglior cosa
che io potessi desiderare."

*(Per te che non lo sai... o per te che sorridi e fai finta di non saperlo)*

sabato 7 gennaio 2012

*Qui non sei solo*

"Cerca il silenzio,
sempre e di nuovo.
Cercalo soprattutto quando sei inquieto dentro.
E non meravigliarti se l'inquietudine
non scompare subito.
Se ti accorgi che non riesci a tacere,
non inquietarti.
Prova prima a camminare,
il camminare
può liberarti
dal rumore interiore.
...
Cammina spensieratamente.
Abbandonati totalmente al tuo andare.
Allora il camminare ti introdurrà
alla tranquillità.
...
Ascolta il tuo intimo.
Fai attenzione al cambiamento.
Di colpo percepirai il silenzio.

Puoi gustarlo.
E sentirai che nel silenzio
sei avvolto da una vicinanza
che guarisce e ama.

Sentirai
che qui non sei solo.
Non hai bisogno di fare niente.
Sei nel silenzio.
Sei con te. Sei in Dio.
E in Lui c'è tutto ciò che desideri."

*Anselm, mio caro Anselm, tu si che conosci la gioia del Silenzio che solo la preghiera può dare...
Dopo otto giorni di pace e preghiera, mi fermo nel silenzio, mi ritrovo in Te e ringrazio, dal profondo del cuore, per questa straordinaria esperienza*

martedì 27 dicembre 2011

*Il dito di Dio*

Piacesse a Dio 
che tu potessi leggere nel mio cuore 
come su questa pergamena. 


Vedresti quale profondo amore
il dito di Dio 
ha inciso per te nel mio cuore. 



*Amore a prima vista*

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
 
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
 
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
 
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
 
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
 
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.

Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
 
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Wisława Szymborska

domenica 25 dicembre 2011

L'ingrediente segreto*


Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile,
Dio potente,
Padre per sempre,
Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
(Is 9,5s).

Buon Natale a tutti voi! Che il Principe della pace invada la vostra vita e vi doni la sua gioia!

Ieri ho festeggiato in famiglia ed è stata una bellissima serata, conclusa con la Messa di mezzanotte. Grazie ai profumi e ai sapori dei cibi preparati, secondo le vecchie tradizioni del mio piccolo mondo, mescolando ricette italiane a quelle francesi, sono tornata bambina. Ho ricordato le feste di allora, che attendevo con ansia, non certo per i regali (Babbo Natale non si era ancora inserito nella nostra cultura, noi bambini aspettavamo la Befana). Noi sapevamo che Natale faceva rima con gioia perché si stava insieme, le donne di casa preparavano pietanze appetitose e poi si condivideva tutto intorno a una tavola imbandita e festante. Ricordo mia nonna, mia madre e mia zia, impegnate sin dal giorno prima in cucina. Le guardavo affascinata per la disinvoltura con cui preparavano ogni ricetta, cercavo di partecipare a modo mio. Sin da piccola ho amato "pasticciare" in cucina... E continuo a farlo, cercando di tramandare così le tradizioni familiari.
Ieri sera sono tornata indietro nel passato grazie ad alcune frittelle che ho preparato. La ricetta era di mia nonna: senza quelle frittelle per noi non era Natale.
In quelle frittelle così buone, cucinate con cura (richiedono una lievitazione piuttosto lunga, per questo ricordo che mia nonna iniziava dal mattino ad impastarle) c'era un ingrediente segreto, mi dicevo, di sicuro. Le avevo mangiate preparate da altri... ma le sue erano le migliori!
E allora, ieri, dopo tanti anni, ho provato a prepararle io.
Ho pensato a lei mentre impastavo... e più tardi, friggendo, circondata dai miei nipoti che aspettavano di assaggiare e partecipavano ai preparativi, in quella semplicità condivisa, c'era la gioia impastata insieme all'acqua e alla farina, c'era il lievito della vita, dell'amore, della condivisione che dilata, fa evolvere, illumina la nostra storia personale e familiare...
Ecco l'ingrediente segreto, mi sono detta. Cercherò di non dimenticarlo mai.

*Grazie nonnina bella, per tutto ciò che mi hai insegnato e per i bei ricordi che mi legano a te*

venerdì 23 dicembre 2011

Senza parole*

Quando non ci sono parole
vuol dire che il silenzio
le contiene tutte
(Cit).
*Grazie*

giovedì 15 dicembre 2011

Bella*

Se tu venissi in autunno,
io scaccerei l’estate
un po’ con un sorriso ed un po’ con dispetto,
come scaccia una mosca la massaia.
Se fra un anno potessi rivederti,
farei dei mesi altrettanti gomitoli
da riporre in cassetti separati,
per timore che i numeri si fondano.
Fosse l’attesa soltanto di secoli,
li conterei sulla mano,
sottraendo fin quando le dita mi cadessero
dentro la terra di Van Diemen.
Fossi certa che, dopo questa vita,
la tua e la mia venissero,
io questa getterei come una buccia
e prenderei l’eternità.
Ora ignoro l’ampiezza
Del tempo che intercorre a separarci,
e mi tortura come un’ape fantasma
che non vuole mostrare il pungiglione.


Emily Dickinson

sabato 3 dicembre 2011

Il piccolo monaco*

Benedetto questo nuovo giorno che è Natale per la terra,

poiché in me Gesù vuole viverlo ancora.

(Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco)

Ogni giorno sia Natale... Ogni giorno il Tuo sguardo guidi i nostri passi e non ci faccia inciampare... ma volare. Amen*

mercoledì 30 novembre 2011

Il Segreto*

Un discepolo andò dal suo maestro e disse, astioso: "Tu mi nascondi il segreto ultimo della contemplazione!".

"Nient'affatto", rispose il maestro.

"E invece sì!", ribadì l'allievo, e si allontanò risentito.

Capitò che i due si ritrovarono camminando all'alba ai piedi della montagna e udirono un uccello cantare al primo giorno.

Il maestro chiese: "Hai sentito l'uccello cantare?".

L'allievo rispose: "Si. L'ho sentito".

Il maestro rispose: "Adesso sai che non ti ho nascosto nulla".

(Antony de Mello, Dove non osano i polli)

martedì 29 novembre 2011

Vegliare, perché? *(Tempo di Avvento)*

Ê necessario studiare da vicino la parola "vegliare"; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare.
Vegliare perché?
Per questo grande evento: la venuta di Cristo.
Cos'è dunque vegliare?
Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l'ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell'ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell'attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi?
Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene?
Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi?
Vegliare nell'attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell'altro mondo.
Veglia con Cristo chi non perde di vista il passato mentre sta guardando all'avvenire, e completando ciò che il suo Salvatore gli ha acquistato, non dimentica ciò che egli ha sofferto per lui.
Veglia con Cristo chi fa memoria e rinnova ancora nella sua persona la croce e l'agonia di Cristo, e riveste con gioia questo mantello di afflizione che il Cristo ha portato quaggiù e ha lasciato dietro a sé quando è salito al cielo.
John Henry Newman

sabato 19 novembre 2011

*E da qui tutta la differenza è venuta*

Divergevano due strade in un bosco
Ingiallito, e spiacente di non poterle fare
Entrambe essendo un solo, a lungo mi fermai
Una di esse finchè potevo scrutando
Là dove in mezzo agli arbusti svoltava.
Poi, presi l’altra, che era buona ugualmente
E aveva forse i titoli migliori
Perché era erbosa e poco segnata sembrava;
Benchè, in fondo, il passare della gente
Le avesse davvero segnate più o meno lo stesso,
Perché nessuna in quella mattina mostrava
Sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno !
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
Dubitavo se mai sarei tornato.
*Questa storia racconterò con un sospiro
Chissà dove tra molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, e io…..
Io presi la meno battuta,
E di qui tutta la differenza è venuta*
Robert Frost 
*(I shall be telling this with a sigh / Somewhere ages and ages hence: / Two roads diverged in a wood, and I-- I took the one less traveled by, / And that has made all the difference.)*