"Que tu sois riche ou pauvre, glorieux ou anonyme,
sors ton ego de sa gangue de suffisance pour qu'il accède à la dignité minimum d'un moi sobre et épanoui. Lequel moi doit s'effacer pour qu'advienne une personne:
toi, enfin maître de soi.
L'ego est un cachot où l'on se cogne contre les murs;
le moi une citadelle où l'on tourne en rond sur les remparts;
la personne un oiseau libre de s'envoler, de se poser, de gazouiller, de se cacher"
(Denis Tillinac)
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venerdì 31 gennaio 2014
domenica 5 gennaio 2014
Dio intimo*
"Mi hai resa così ricca, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani. La mia vita è diventata un colloquio ininterrotto con te, mio Dio, un unico grande colloquio. A volte, quando me ne sto in un angolino del campo, i miei piedi piantati sulla tua terra, i miei occhi rivolti al cielo, le lacrime mi scorrono sulla faccia, lacrime che sgorgano da una profonda emozione e riconoscenza. Anche di sera, quando sono coricata nel mio letto e riposo in te, mio Dio, lacrime di riconoscenza mi scorrono sulla faccia e questa è la mia preghiera. Sono molto, molto stanca, già da diversi giorni, ma anche questo passerà, tutto avviene secondo un ritmo più profondo che si dovrebbe insegnare ad ascoltare, è la cosa più importante che si può imparare in questa vita. Io non combatto contro di te, mio Dio, tutta la mia vita è un grande colloquio con te. Forse non diventerò mai una grande artista come in fondo vorrei, ma mi sento già fin troppo al sicuro con te, mio Dio".
Etty Hillesum
Etty Hillesum
venerdì 20 dicembre 2013
Il parto di Maria.
"Ce la farò, qui starò benissimo. Hai trovato un posto adatto, caldo e tranquillo. Ce la farò Iosef, sono donna per questo. All'alba ti metterò sulle ginocchia Ieshu." I dolori erano cominciati. Iosef sistemò della paglia sulle pietre asciutte, ci stese sopra una coperta e le pelli. Gli chiesi il coltello e un bacile d'acqua. Mi sdraiai. Batteva più violento il cuore, i colpi bussavano alle tempie, da chiudere gli occhi. Nessuno intonro, la piccola stalla era fuori nei campi. Una luce calava da un'apertura del tetto di canne e di rami. Era lei, la cometa, appesa in cielo come una lanterna. Prima di separarci gli ho messo in ordine i capelli, ci siamo sorrisi. "Così mi piaci", gli ho detto, soddisfatta di com'erano sistemati.
Iosef era uscito lasciando il coltello e il bacile. Ora toccava a me, ora dovevo fare, partorire è fare con il corpo. Mia madre mi aveva spiegato che stare distesa un po' in discesa, aiutava, Macché, mi alzai in piedi e mi appoggiai di schiena alla mangiatoia. Dietro di me i musi dell'asina e del bue, uno di loro mi allungò una leccata sulla nuca. Avevo nelle orecchie i loro fiati. Messi insieme avevano un ritmo svelto da andatura spedita. Regolai il mio respiro sul loro.
Sudavo. Appoggiata di schiena mi tenevo il pancione con due mani per aiutare le mosse del bambino. L'incoraggiavo a bassa voce, col respiro corto. Lo chiamavo. Le bestie alle spalle mi davano forza. Le gambe mi facevano male per la posizione. Mi inginocchiai per farle riposare. "Affacciati bimbo mio, vienimi incontro, mamma tua è pronta a prenderti al volo appena spunta la tua testolina.". I muscoli del ventre andavano dietro al respiro, una contrazione e un rilassamento, spinta, rincorsa, spinta. Queando lo strappo era più forte mi mordevo il labbro per non far scappare il grido. Iosef era di sicuro davanti alla porta, di guardia.
Lontano i pastori chiamavano qualche pecora persa. "E' una bella notte per venire fuori, agnellino mio, notte limpida in alto e asciutta in terra. Il viaggio è finito e tu hai aspettato questo arrivo per nascere. Sei un bravo bambino, sai aspettare. Ora nasci, che tuo padre ti aspetta. Si chiama Iosef, quando entra gli diciamo: caro Iosef io sono Ieshu tuo figlio. Vedrai che sorpresa, che faccia farà."
Parlavo e soffiavo, a un colpo più forte, una spallata di Ieshu, mi alzai di nuovo in piedi appoggiandomi alla mangiatoia. Le bestie ruminavano tranquille, c'era pace. Iosef aveva scelto un buon posto per noi. "Bel colpo Ieshu, un altro così e sei fuori, ecco ti aiuto, spingiamo insieme, le mani sono pronte a raccoglierti, via?" Via, è uscita la spalla, l'ho toccata, poi è rientrata, ma subito dopo di slancio Ieshu ha messo fuori la testa, l'ho avuta tra le mani, mi sono commossa, mi è scappato un singhiozzo e sul singhiozzo è venuto fuori tutto e l'ho afferrato al volo. L'ho alzato per i piedi per liberare i polmoni e fare spazio al primo vento che forza l'ingresso chiuso del respiro. Ieshu ha inghiottito aria senza piangere.
Faccio mosse esperte senza conoscerle. Il mio corpo fa da solo, esegue. Non l'ho istruito io. Odoro la creatura perfetta che mi è nata, posso allentare il nervo attorcigliato del sospetto: è maschio, è la certezza, non più una profezia. E' maschio, primogenito in terra di Iosef e Miriàm, carne da circoncidere, oggi a otto. E' maschio, l'ho fatto io, sgusciato sano in mezzo all'acqua e al sangue, il corpo esulta insieme a quello di ogni donna che mette al mondo l'altro sesso, perché è un regalo a noi.
Ho tagliato il cordone, un solo taglio, ho fatto il nodo del sarto e ho strofinato il suo corpo in acqua e sale. Eccolo finalmente. L'ho palpato da tutte le parti fino ai piedi. L'ho annusato e per conferma gli ho dato una leccatina. "Sei proprio un dattero, sei più frutto che figlio." Ho messo l'orecchio sul suo cuore, batteva svelto, colpi di chi ha corso a perdifiato. Al poco lume della stella l'ho guardato, impastato di sangue mio e di perfezione. "Somigli a Iosef." Così ho voluto vederlo. "Tuo padre in terra è un uomo coraggioso, tu gli assomiglierai." Mi sono stesa sotto la coperta di pelle e l'ho attaccato al seno.
Il bue ha muggito piano, l'asina ha sbatacchiato forte le orecchie. E' stato un applauso di bestie il primo benvenuto al mondo di Ieshu, figlio mio. Non ho chiamato Iosef. Gli avevo promesso un figlio all'alba ed era ancora notte. Fino alla prima luce Ieshu è solamente mio. (...)
Fuori c'è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui iscrivere il tuo nome, la circoncisione che ti darà l'appartenenza a un popolo. Fuori c'è odore di vino. Fuori c'è l'accampamento degli uomini. Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo fino all'alba. Poi entreranno e tu non sarai più mio.
(Erri De Luca, In nome della madre, Milano, Feltrinelli, 2006, pp. 63-67).
giovedì 19 dicembre 2013
Insieme* Atto Primo.
"Insieme siamo migliori che presi singolarmente:
siamo più reali.
Certo non siamo perfetti,
ma la perfezione, lo sai,
è sempre a un gradino dalla perfezione
e la lasciamo agli altri.
A me piace la sacrosanta
e intensa imperfezione della vita."
siamo più reali.
Certo non siamo perfetti,
ma la perfezione, lo sai,
è sempre a un gradino dalla perfezione
e la lasciamo agli altri.
A me piace la sacrosanta
e intensa imperfezione della vita."
mercoledì 17 luglio 2013
Succede :-)
Perché il voler bene non si compra,
non si vende,
non si impone con il coltello alla gola,
né si può evitare:
il voler bene succede.
(Jorge Amado)
non si vende,
non si impone con il coltello alla gola,
né si può evitare:
il voler bene succede.
(Jorge Amado)
lunedì 24 giugno 2013
giovedì 20 giugno 2013
Amici per la... Pelle*
Abbiamo giocato nella stessa strada.
È così che si diventa davvero fratelli a Crabas, che venire dalla stessa madre non ha mai reso parenti neanche i gatti. Benedetto sempre sia il rispetto per la carne della nostra carne, ma la strada e l’averci giocato insieme offre ai bambini una più alta dimensione di parentela, che nemmeno da adulti sarà mai dimenticata. Non c’è niente di intuitivo nella generazione: il sangue segue percorsi torbidi e per questo nessun ragazzino crede davvero che basti condividere il cognome di un padre per rivendicarsi seme comune.
Come si è nati è una di quelle cose che bisogna farsi spiegare più volte, e dev’essere per questo che dopo, per tutta la loro vita, molti adulti cercano di liberarsi dalle parentele casuali affermandone altre decise da sé con puri atti di volontà. Testimoni di matrimonio vengono assunti come fratelli. Padrini e madrine dei propri figli vengono eletti a parenti d’occasione. Compari e comari nascono all’inizio di ogni estate durante la notte di San Giovanni, quando l’intera isola scintilla dei fuochi da saltare insieme mano nella mano per conquistare una fratellanza che non sia in debito con alcuna madre. Alberi genealogici spuntano di continuo dal fuoco, dal vino, dalla colpa e dall’acqua santa. Eppure neanche quei rituali millenari vincolano la memoria del cuore quanto il gioco dei bambini celebrato insieme per strada.
Non c’è stato di famiglia che possa vincere la battaglia contro i pomeriggi di sole estivo in cui si è riusciti a infilare il primo pallone in porta tra le grida dei compagni, o liberato insieme una libel- lula gigante entrata per sbaglio in un retino per farfalle. Cosa può il richiamo del proprio sangue contro la consapevolezza di essere stati la causa in- volontaria del primo sangue sgorgato dal ginocchio di un amico? Nessun Natale trascorso in famiglia compete dentro all’anima con il vento in faccia di certe discese in bicicletta senza mani, col riflesso della treccia scura che dondola sulla schiena della bambina piú bella o con la rovente vergogna di un giornale per grandi trovato tra gli sterpi e sfoglia- to insieme in silenzio, attoniti. In quelle verginità perdute c’è il segreto patto dei veri complici, il potere normativo delle prime consapevolezze comuni, contro le quali non esiste famiglia che possa pretendere maggiori diritti.
Cosí li senti davvero certi adulti nei bar, uomini fatti e disfatti mille volte dalla vita, vantarsi an- cora tra di loro dei legami nella strada dell’infanzia – abbiamo fatto il gioco insieme – come di un parto condiviso.
[Michela Murgia L'incontro Einaudi 2012]
martedì 2 aprile 2013
Dio si serve della Terra...*
Il guerriero della luce ha appreso che Dio si serve della solitudine per insegnare la convivenza.
Si serve della rabbia per mostrare l'infinito valore della pace.
Si serve del tedio per sottolineare l'importanza dell'avventura e dell'abbandono.
Dio si serve del silenzio per fornire un insegnamento sulla responsabilità delle parole.
Si serve della stanchezza perché si possa comprendere il valore del risveglio.
Si serve della malattia per sottolineare la benedizione della salute.
Dio si serve del fuoco per impartire una lezione sull'acqua.
Si serve della Terra perché si comprenda il valore dell'aria.
Si serve della morte per mostrare l'importanza della vita.
Paulo Coelho
Si serve della rabbia per mostrare l'infinito valore della pace.
Si serve del tedio per sottolineare l'importanza dell'avventura e dell'abbandono.
Dio si serve del silenzio per fornire un insegnamento sulla responsabilità delle parole.
Si serve della stanchezza perché si possa comprendere il valore del risveglio.
Si serve della malattia per sottolineare la benedizione della salute.
Dio si serve del fuoco per impartire una lezione sull'acqua.
Si serve della Terra perché si comprenda il valore dell'aria.
Si serve della morte per mostrare l'importanza della vita.
Paulo Coelho
giovedì 22 novembre 2012
Delicatezza*
"Vorrei spiegarti cos'è per me la delicatezza.
Forse la delicatezza per me è riempire le pagine che restano senza continuamente guardare indietro, senza l'ingombrante fardello del già scritto. Regalarti anche quel che cancello dal foglio, per pudore, timore, orgoglio. Per tutto ciò che mi sembra troppo. Forse per me la delicatezza è scordare che non usiamo potenzialmente il massimo del nostro cervello e farmene una ragione. Poi ricordarmi che vorrei usare il cento per cento dei miei polmoni per respirarti, come la prima volta che mi sono accorto della tua esistenza. Respirare è festeggiare la vita e dimenticarsi di festeggiare la vita mi sembra un crimine, alla fine. Per questo fin quanto ti amerò ti festeggerò, senza scordare che fra le orme e in tutte le forme, persino in quelle cancellate dal mare sulla sabbia, dal cielo con la nebbia, dalla neve sciolta al sole, ci saranno tracce dei primi passi che ho fatto verso di te."
Forse la delicatezza per me è riempire le pagine che restano senza continuamente guardare indietro, senza l'ingombrante fardello del già scritto. Regalarti anche quel che cancello dal foglio, per pudore, timore, orgoglio. Per tutto ciò che mi sembra troppo. Forse per me la delicatezza è scordare che non usiamo potenzialmente il massimo del nostro cervello e farmene una ragione. Poi ricordarmi che vorrei usare il cento per cento dei miei polmoni per respirarti, come la prima volta che mi sono accorto della tua esistenza. Respirare è festeggiare la vita e dimenticarsi di festeggiare la vita mi sembra un crimine, alla fine. Per questo fin quanto ti amerò ti festeggerò, senza scordare che fra le orme e in tutte le forme, persino in quelle cancellate dal mare sulla sabbia, dal cielo con la nebbia, dalla neve sciolta al sole, ci saranno tracce dei primi passi che ho fatto verso di te."
venerdì 3 agosto 2012
E ogni opera è vuota se è priva dell'amore*
E io vi dico che la vita è davvero oscurità se
è priva di slancio,
E che ogni slancio è cieco se non v'è
conoscenza,
E ogni conoscenza è vana, se non v'è l'operare,
E ogni opera è vuota se è priva dell'amore.
Quando operate con amore legate voi a voi
stessi,
e l'uno all'altro,
e a Dio.
*Grazie Signore per la gioia che ogni giorno disegni nel mio cuore*
lunedì 30 aprile 2012
Moonstruck*
Questa è la luna dei poeti, disse,
dei poeti e dei fabulatori,
questa è una notte ideale per ascoltare storie,
per raccontarle anche,
non vuole ascoltare una storia?
E perché dovrei ascoltare una storia?, dissi io,
non ne vedo la ragione.
La ragione è semplice, rispose lui,
perché è una notte di luna piena
e perché lei se ne sta qui tutto solo a guardare il fiume,
la sua anima è solitaria e nostalgica,
e una storia potrebbe darle allegria.
Ho avuto una giornata piena di storie, dissi,
non credo che me ne servano altre.
L’uomo incrociò le gambe,
appoggiò il mento sulle mani con aria meditabonda e disse:
abbiamo sempre bisogno di una storia,
anche quando sembra di no.
(Antonio Tabucchi, Requiem)
dei poeti e dei fabulatori,
questa è una notte ideale per ascoltare storie,
per raccontarle anche,
non vuole ascoltare una storia?
E perché dovrei ascoltare una storia?, dissi io,
non ne vedo la ragione.
La ragione è semplice, rispose lui,
perché è una notte di luna piena
e perché lei se ne sta qui tutto solo a guardare il fiume,
la sua anima è solitaria e nostalgica,
e una storia potrebbe darle allegria.
Ho avuto una giornata piena di storie, dissi,
non credo che me ne servano altre.
L’uomo incrociò le gambe,
appoggiò il mento sulle mani con aria meditabonda e disse:
abbiamo sempre bisogno di una storia,
anche quando sembra di no.
(Antonio Tabucchi, Requiem)
giovedì 5 aprile 2012
domenica 23 ottobre 2011
Cela suffit pour qu'il soit heureux*
Si quelqu'un aime une fleur qui n'existe qu'à un exemplaire dans les millions et les millions d'étoiles,
ça suffit pour qu'il soit heureux quand il les regarde.
Il se dit: "Ma fleur est là quelque part..."
Mais si le mouton mange la fleur, c'est pour lui comme si, brusquement,
toutes les étoiles s'éteignaient!
Le Petit Prince*
"Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando le guarda. E lui si dice: "Il mio fiore e la in qualche luogo." Ma se la pecora mangia il fiore, e come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero!"
domenica 17 luglio 2011
Allora hai pregato... (Dieci cammelli inginocchiati # 2)
Pregare è saldare il silenzio delle stelle con il frastuono dei giorni.
Svincolarsi dalle catene del rumore e scoprire le nostre musiche sotterranee.
Pregare è aprire un passaggio, come si apre una chiusa o una diga;
aprire, nella trama dei giorni, delle finestre su Dio,
fino a rendere la nostra vita porosa, alla vita di Dio,
fino a creare una osmosi, uno scambio, un travaso di vita.
Pregare è indovinare la presenza dell'eterno Assente,
e sapersene meravigliare, saperla respirare.
*... Può essere considerato invisibile o assente chi è così vicino al nostro cuore?...*
Svincolarsi dalle catene del rumore e scoprire le nostre musiche sotterranee.
Pregare è aprire un passaggio, come si apre una chiusa o una diga;
aprire, nella trama dei giorni, delle finestre su Dio,
fino a rendere la nostra vita porosa, alla vita di Dio,
fino a creare una osmosi, uno scambio, un travaso di vita.
Pregare è indovinare la presenza dell'eterno Assente,
e sapersene meravigliare, saperla respirare.
Pregare è come voler bene.
E se leggendo di Dio come amico, anche solo per un istante hai sentito di voler bene a questo Dio, allora hai pregato. Allora queste pagine hanno raggiunto il loro scopo.Ermes
*... Può essere considerato invisibile o assente chi è così vicino al nostro cuore?...*
L'Etoile (Dieci cammelli inginocchiati # 1)
Ils perdirent l’Etoile, un soir; pourquoi perd-on
L’Etoile ? Pour l’avoir parfois trop regardée.
Les deux rois blancs étant des savants de Chaldée,
Tracèrent sur le sol des cercles au bâton.
Les deux rois blancs étant des savants de Chaldée,
Tracèrent sur le sol des cercles au bâton.
Ils firent des calculs, grattèrent leur menton.
Mais l’étoile avait fui, comme fuit une idée.
Et ces hommes dont l’âme eut soif d’être guidée
Pleurèrent, en dressant des tentes de coton.
Mais l’étoile avait fui, comme fuit une idée.
Et ces hommes dont l’âme eut soif d’être guidée
Pleurèrent, en dressant des tentes de coton.
Mais le pauvre Roi noir, méprisé des deux autres
Se dit : ” Pensons aux soifs qui ne sont pas les nôtres,
Il faut donner quand même à boire aux animaux. “
Se dit : ” Pensons aux soifs qui ne sont pas les nôtres,
Il faut donner quand même à boire aux animaux. “
Et, tandis qu’il tenait son seau par son anse,
Dans l’humble rond de ciel où buvaient les chameaux
Il vit l’Etoile d’or, qui dansait en silence.
Dans l’humble rond de ciel où buvaient les chameaux
Il vit l’Etoile d’or, qui dansait en silence.
Edmond
(Perdettero la stella un giorno. Come si fa a perdere la Stella? A volte per averla troppo a lungo fissata...
I due Re bianchi, ch'erano due sapienti di Caldea, tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone. Fecero calcoli, si grattarono il mento... Ma la Stella era svanita come svanisce un'idea.
E quegli uomini, la cui anima aveva sete di essere guidata, piansero innalzando le tende di cotone.
Ma il povero Re nero, disprezzato dagli altri, si disse: "Pensiamo alla sete che non è la nostra. Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali." E mentre reggeva il suo secchio per l'ansa, nello spicchio di cielo in cui bevevano i cammelli egli vide la Stella d'oro che danzava in silenzio).
*La Stella che cerco è nascosta nella sete. Cerchiamo sempre, siamo pellegrini dell'Assoluto! Troviamo molto più facilmente se ci occupiamo di una sete che non è la nostra. La Stella d'oro danza in fondo agli occhi di colui a cui diamo da bere*
martedì 12 luglio 2011
L'amore ci salva*
![]() |
| Un jour à Paris... |
Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E' necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.
Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
E' necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza.
Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro, e ci salva...
Paulo Coelho
sabato 11 giugno 2011
Dialogues avec l'Ange*
Il n'y a ni bas ni haut.
Il n'y a ni inférieur, ni supérieur,
si vous parvenez jusqu'à LUI.
Si vous êtes séparés, il y a un bas et un haut.
Si vous êtes unis il n'y en a pas.
La Lumière, point.
Vous tous, le Ciel est avec vous.
L'Ange*
(Non c'è nè il basso, nè l'alto. Non c'è inferiore, nè superiore, se arrivate a LUI. Se siete separati, c'è il basso e l'alto. Se siete uniti, non ci sono. La Luce, punto e basta. Il Cielo è con voi, con tutti voi.)
Il n'y a ni inférieur, ni supérieur,
si vous parvenez jusqu'à LUI.
Si vous êtes séparés, il y a un bas et un haut.
Si vous êtes unis il n'y en a pas.
La Lumière, point.
Vous tous, le Ciel est avec vous.
L'Ange*
(Non c'è nè il basso, nè l'alto. Non c'è inferiore, nè superiore, se arrivate a LUI. Se siete separati, c'è il basso e l'alto. Se siete uniti, non ci sono. La Luce, punto e basta. Il Cielo è con voi, con tutti voi.)
giovedì 21 aprile 2011
C.... come Penelope*
"Lo zahir è un pensiero che all’inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare….
Ho aspettato come la donna disperata che sa che il suo uomo non ha mai capito i suoi passi…
ti ho aspettato come Penelope aspettava Ulisse…
quanto più mi fossi liberata dei fatti, e mi fossi concentrata solo sulle emozioni,
tanto più avrei compreso che nel presente c’è sempre uno spazio tanto grande quanto la steppa per riempirlo con altro amore e altra gioia di vivere..
la sofferenza nasce quando ci aspettiamo che gli altri ci amino nel modo in cui noi immaginiamo,
e non nella maniera con cui l'amore si deve manifestare,
libero, senza controllo, guidandoci con la sua forza, impedendoci di fermarci”.
sabato 5 febbraio 2011
Il peso del destino di un essere umano
Allora mi vennero in mente le fedi che ancora portiamo al dito io e lui.
Così una volta, tornando dal lavoro, e passando vicino all'orefice, mi sono detta - si potrebbe vendere, perché no, la mia fede. (Stefano non se ne accorgerebbe, non esistevo quasi più per lui... Mi era diventato indifferente).
Quella volta allora decisi di entrare. L'orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede.
Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia... poi disse:
"Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d'oro.
Suo marito deve essere vivo - in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola - pesano solo tutte e due messe insieme.
La mia bilancia d'orefice ha questa particolarità, che non pesa il metallo in sé, ma tutto l'essere umano e il suo destino".
Ripresi con vergogna l'anello e senza una parola fuggii dal negozio.
Da allora tornavo a casa per altre vie.
E solo oggi, di nuovo.... ma la saracinesca era abbassata...
(Karol Wojtyla - La bottega dell'orefice)
Così una volta, tornando dal lavoro, e passando vicino all'orefice, mi sono detta - si potrebbe vendere, perché no, la mia fede. (Stefano non se ne accorgerebbe, non esistevo quasi più per lui... Mi era diventato indifferente).
Quella volta allora decisi di entrare. L'orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede.
Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia... poi disse:
"Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d'oro.
Suo marito deve essere vivo - in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola - pesano solo tutte e due messe insieme.
La mia bilancia d'orefice ha questa particolarità, che non pesa il metallo in sé, ma tutto l'essere umano e il suo destino".
Ripresi con vergogna l'anello e senza una parola fuggii dal negozio.
Da allora tornavo a casa per altre vie.
E solo oggi, di nuovo.... ma la saracinesca era abbassata...
(Karol Wojtyla - La bottega dell'orefice)
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