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giovedì 20 giugno 2013

Amici per la... Pelle*

Abbiamo giocato nella stessa strada.
È così che si diventa davvero fratelli a Crabas, che venire dalla stessa madre non ha mai reso parenti neanche i gatti. Benedetto sempre sia il rispetto per la carne della nostra carne, ma la strada e l’averci giocato insieme offre ai bambini una più alta dimensione di parentela, che nemmeno da adulti sarà mai dimenticata. Non c’è niente di intuitivo nella generazione: il sangue segue percorsi torbidi e per questo nessun ragazzino crede davvero che basti condividere il cognome di un padre per rivendicarsi seme comune.
Come si è nati è una di quelle cose che bisogna farsi spiegare più volte, e dev’essere per questo che dopo, per tutta la loro vita, molti adulti cercano di liberarsi dalle parentele casuali affermandone altre decise da sé con puri atti di volontà. Testimoni di matrimonio vengono assunti come fratelli. Padrini e madrine dei propri figli vengono eletti a parenti d’occasione. Compari e comari nascono all’inizio di ogni estate durante la notte di San Giovanni, quando l’intera isola scintilla dei fuochi da saltare insieme mano nella mano per conquistare una fratellanza che non sia in debito con alcuna madre. Alberi genealogici spuntano di continuo dal fuoco, dal vino, dalla colpa e dall’acqua santa. Eppure neanche quei rituali millenari vincolano la memoria del cuore quanto il gioco dei bambini celebrato insieme per strada.
Non c’è stato di famiglia che possa vincere la battaglia contro i pomeriggi di sole estivo in cui si è riusciti a infilare il primo pallone in porta tra le grida dei compagni, o liberato insieme una libel- lula gigante entrata per sbaglio in un retino per farfalle. Cosa può il richiamo del proprio sangue contro la consapevolezza di essere stati la causa in- volontaria del primo sangue sgorgato dal ginocchio di un amico? Nessun Natale trascorso in famiglia compete dentro all’anima con il vento in faccia di certe discese in bicicletta senza mani, col riflesso della treccia scura che dondola sulla schiena della bambina piú bella o con la rovente vergogna di un giornale per grandi trovato tra gli sterpi e sfoglia- to insieme in silenzio, attoniti. In quelle verginità perdute c’è il segreto patto dei veri complici, il potere normativo delle prime consapevolezze comuni, contro le quali non esiste famiglia che possa pretendere maggiori diritti.
Cosí li senti davvero certi adulti nei bar, uomini fatti e disfatti mille volte dalla vita, vantarsi an- cora tra di loro dei legami nella strada dell’infanzia – abbiamo fatto il gioco insieme – come di un parto condiviso.
[Michela Murgia L'incontro Einaudi 2012]

sabato 23 giugno 2012

13 maggio 2008

Esistono uomini che , 
pur avendo girato il mondo 
non hanno mai visto nulla… 
mentre altri, 
rimanendo seduti sotto un albero, 
hanno visto tutto 
ciò che c’era da vedere…

(Sotto un ulivo secolare...)*

domenica 25 dicembre 2011

L'ingrediente segreto*


Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile,
Dio potente,
Padre per sempre,
Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
(Is 9,5s).

Buon Natale a tutti voi! Che il Principe della pace invada la vostra vita e vi doni la sua gioia!

Ieri ho festeggiato in famiglia ed è stata una bellissima serata, conclusa con la Messa di mezzanotte. Grazie ai profumi e ai sapori dei cibi preparati, secondo le vecchie tradizioni del mio piccolo mondo, mescolando ricette italiane a quelle francesi, sono tornata bambina. Ho ricordato le feste di allora, che attendevo con ansia, non certo per i regali (Babbo Natale non si era ancora inserito nella nostra cultura, noi bambini aspettavamo la Befana). Noi sapevamo che Natale faceva rima con gioia perché si stava insieme, le donne di casa preparavano pietanze appetitose e poi si condivideva tutto intorno a una tavola imbandita e festante. Ricordo mia nonna, mia madre e mia zia, impegnate sin dal giorno prima in cucina. Le guardavo affascinata per la disinvoltura con cui preparavano ogni ricetta, cercavo di partecipare a modo mio. Sin da piccola ho amato "pasticciare" in cucina... E continuo a farlo, cercando di tramandare così le tradizioni familiari.
Ieri sera sono tornata indietro nel passato grazie ad alcune frittelle che ho preparato. La ricetta era di mia nonna: senza quelle frittelle per noi non era Natale.
In quelle frittelle così buone, cucinate con cura (richiedono una lievitazione piuttosto lunga, per questo ricordo che mia nonna iniziava dal mattino ad impastarle) c'era un ingrediente segreto, mi dicevo, di sicuro. Le avevo mangiate preparate da altri... ma le sue erano le migliori!
E allora, ieri, dopo tanti anni, ho provato a prepararle io.
Ho pensato a lei mentre impastavo... e più tardi, friggendo, circondata dai miei nipoti che aspettavano di assaggiare e partecipavano ai preparativi, in quella semplicità condivisa, c'era la gioia impastata insieme all'acqua e alla farina, c'era il lievito della vita, dell'amore, della condivisione che dilata, fa evolvere, illumina la nostra storia personale e familiare...
Ecco l'ingrediente segreto, mi sono detta. Cercherò di non dimenticarlo mai.

*Grazie nonnina bella, per tutto ciò che mi hai insegnato e per i bei ricordi che mi legano a te*

venerdì 17 dicembre 2010

Dublino un anno dopo (Ora i miei occhi ti vedono)*

La Parola di Dio a Christ Church - Dublino - novembre 2009
Allora Giobbe rispose al Signore e disse:
Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te.
Chi è colui che, senza aver scienza, può oscurare il tuo consiglio?
Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo.
 

"Ascoltami e io parlerò, io t'interrogherò e tu istruiscimi.
Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono.
Perciò mi ricredo e ne provo pentimento sopra polvere e cenere."


Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto. 
Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo e mangiarono pane in casa sua e lo commiserarono e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui e gli regalarono ognuno una piastra e un anello d'oro.
Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. 
Ebbe anche sette figli e tre figlie.  A una mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio.  In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell'eredità insieme con i loro fratelli.
Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant'anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni. Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

domenica 21 febbraio 2010

C'è sempre almeno una panchina nei nostri ricordi

Una panchina che ci ricorda un giorno importante,
Un bacio,
Un incontro,
Un'amicizia,
Un evento...
Di sicuro una panchina importante ce l'abbiamo tutti.

Una parte di noi resta seduta lì...

venerdì 9 ottobre 2009

O poeta è um fingidor...


“E dopo tutto ci sono tante consolazioni!

C’è l’alto cielo azzurro, limpido e sereno,

in cui fluttuano sempre nuvole imperfette….

E, alla fine, arrivano sempre i ricordi,

con le loro nostalgie e la loro speranza,

e un sorriso di magia alla finestra del mondo,

quello che vorremmo, bussando alla porta

di quello che siamo.”