mercoledì 6 gennaio 2010
Cuore saldo
"La freccia è l'intenzione che abbandona la mano dell'arciere e parte in direzione del bersaglio – dunque lei è libera durante il volo e seguirà il cammino che le è stato destinato al momento del tiro.
Sarà toccata dal vento e dalla gravità, ma questo è parte del suo percorso: una foglia non smette di essere foglia solo perché un temporale l'ha strappata dall'albero.
Così è l'intenzione dell'uomo: perfetta, onesta, affilata, salda, precisa.
Nessuno riesce a trattenerla mentre attraversa lo spazio che la separa dal suo destino."
(Paulo Coelho)
martedì 5 gennaio 2010
Serendipity
When you know that you know who you love, you can't deny it.
Or go back, or give up, or pretend that you don't buy it.
When it's clear this time you've found the one, you'll never let him go
'Cos you know and you know that you know.
When you feel in your skin in your bones and the hollow
Of your heart, there's no way you can wait till tomorrow.
When there isn't any doubt about it once you come this close
'Cos you know and you know that you know.
You can feel love's around you like the sky 'round blue
This is how love has found you, now you know what to do.
When you know that you know who you need, you can't deny it.
Or go back, or give up, or pretend that you don't buy it.
When it's clear this time you've found the one, you'll never let him go
'Cos you know and you know that you know.
And it's time you come in from the cold.
And you know that you know.
domenica 3 gennaio 2010
Et si c'était vrai...
"Identifier le bonheur lorsqu’il est à ses pieds, avoir le courage et la détermination de se baisser pour le prendre dans ses bras... et le garder. C’est l’intelligence du cœur.
L’intelligence sans celle du cœur ce n’est que de la logique et ça n’est pas grand-chose."
(Riconoscere la felicità quando è ai tuoi piedi, avere il coraggio e la determinazione di abbassarti per prenderla tra le braccia... e custodirla.
Questa è l'intelligenza del cuore.
L'intelligenza senza cuore non è altro che logica e non è un granché.)
(Marc Levy)
mercoledì 30 dicembre 2009
domenica 27 dicembre 2009
Il cammino dell'arco
Una preghiera senza scopo è come una freccia senza arco
Uno scopo senza preghiera è come un arco senza freccia
(Ella Wheeler Wilcox)
sabato 26 dicembre 2009
Mahatma (Grande anima)
Io non sono un uomo di lettere o di scienza.
Io pretendo umilmente
di essere un uomo di preghiera.
E' la preghiera che ha salvato la mia vita,
senza la preghiera, da molto tempo
avrei perso la ragione.
Se non ho perduto la pace dell'anima,
nonostante tutte le prove,
è perché questa pace viene dalla preghiera.
Si può vivere qualche giorno senza mangiare,
ma non senza pregare.
La preghiera è la chiave del mattino,
è il catenaccio della sera.
La preghiera è l'alleanza santa
tra Dio e gli uomini
per ottenere di essere liberati
dalle grinfie del principe delle tenebre.
Dobbiamo fare una scelta:
o allearci con le forze del male
o, al contrario, con le forze del bene.
Ecco la mia testimonianza personale;
chiunque ne faccia l'esperienza
vedrà che la preghiera quotidiana
aggiunge qualche cosa di nuovo alla sua vita,
qualche cosa che non ha un equivalente
in null'altro.
giovedì 24 dicembre 2009
Buon Natale!
"Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero
di lieti annunzi
che annunzia la pace,
messaggero di bene
che annunzia la salvezza."
(Is 52,7)
La profezia di Isaia si è avverata...
Che la Luce che viene stanotte illumini i vostri cuori!
Buon Natale da Cla*
venerdì 18 dicembre 2009
"Chi lo sa se dormi...."
Buonanotte a tutti... c'è un sogno che ci aspetta... e domani un giorno nuovo per poterlo realizzare...
La preghiera contemplativa con Elia
Nel primo libro dei Re si racconta la storia di Elia:
"... si inoltrò nel deserto e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: "Alzati e mangia!". Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.
Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: "Che fai qui, Elia?".
Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita".
Gli fu detto: "Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore".
Ecco, il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco ci fu il mormorio di una brezza leggera.
Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.
Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: "Che fai qui, Elia?".
La storia di Elia è la storia di ognuno di noi.
Ognuno di noi, stanco e sfiduciato, "si addormenta sotto al ginepro" dopo avere invocato Dio. Ognuno di noi può decidere, dopo aver attraversato il deserto, di "salire sul monte".
Il ginepro è il simbolo dell'inutilità dei nostri sforzi, della nostra inettitudine.
Il deserto (midbar) è la nostra solitudine, la sensazione che Dio sia lontano e non parli.
Il monte è il luogo dell'incontro con Dio, il luogo, ovviamente simbolico, in cui Dio può parlare (il luogo del dabar, la Parola).
Prima che Elia ascolti la Sua voce, deve passare attraverso una triplice esperienza.
La preghiera è un'arte e l'arte non si improvvisa.
L'esperienza di Elia si traduce in un tempo di preparazione all'incontro con Dio.
Elia parte e viene nutrito dal Pane dell'Angelo (la Parola Sacra di Dio) e così viene preparato all'attraversamento del deserto. Quaranta giorni e quaranta notti di cammino lo aspettano.
Infine giunge sul monte Oreb.
"Ed ecco il Signore passò." Arriva il vento, poi il terremoto, poi il fuoco...
Ancora tre elementi simbolici, tre esperienze che ogni uomo fa nel momento della preghiera, prima di entrare in contatto con Dio.
Per vivere queste esperienze è necessario del TEMPO. Per questo si suggerisce di dedicare alla preghiera contemplativa ALMENO UN'ORA. Questo tempo sembra molto lungo, ma ricordiamo che è tempo trascorso nella profonda attesa, nel profondo desiderio di entrare in contatto con Dio. (Quando siamo in buona compagnia, si dice, il tempo vola... vedrete che un'ora vi sembrerà poco se vi "allenerete"...)
Ma ora analizziamo i tre elementi, le tre esperienze:
IL VENTO è il simbolo di tutte quelle forze, quelle immagini, quei pensieri che ci distraggono e che ci porterebbero via dal luogo in cui stiamo pregando. Io la chiamo "la lista della spesa", perché è inevitabile che, non appena ci fermiamo per pregare, siamo assaliti da mille pensieri concreti, cose rimaste in sospeso da fare, ecc...
Ricordiamo però che Dio NON E' NEL VENTO...
IL TERREMOTO prende tutte le membra, ci viene sete, fame, sentiamo pruriti... è come se il corpo ci dicesse "no, qui fermo non ci riesco a stare, devo muovermi, devo andare via di qua"...
Dio no, NON E' NEL TERREMOTO...
Infine il FUOCO, le passioni, i pensieri viziosi, anche la nostra rabbia, tutto ciò che noi chiamiamo energia, a volte tutte queste cose sono il nostro motore... può essere un elemento di propulsione verso l'incontro con Dio, non è sempre necessariamente negativo... ma Dio NON E' NEL FUOCO.
Elia incontra Dio sotto forma di una BREZZA LEGGERA, «qol demamah daqqah». Egli la avverte come un mormorio dolce, ma può sperimentarla solo dopo aver atteso un tempo, grazie al quale "ha superato la barriera" per riuscire a sentire Dio e ad ascoltare la Sua voce.
La brezza è sopraffatta dal vento. Il terremoto ci dà instabilità. Le passioni smorzano la sensibilità.
Dio si manifesta ed è una INTUIZIONE, una Luce chiarissima nelle nostre menti.
Dio ci fa sperimentare una EMOZIONE, sentiamo che c'è qualcosa che "ci supera" che va oltre il nostro essere umani. Siamo entrati nel cuore di Dio.
Il significato di questa intuizione e la sensazione di questa emozione restano in noi, anche se durassero una sola frazione di secondo, per il resto della vita, tanto che ci viene voglia di ripetere l'esperienza altre volte...
Dio ha parlato con noi.
Allora, come Elia, ci copriamo il volto con il mantello, in adorazione e in umiltà, per ascoltarLo...
"... si inoltrò nel deserto e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: "Alzati e mangia!". Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.
Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: "Che fai qui, Elia?".
Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita".
Gli fu detto: "Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore".
Ecco, il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco ci fu il mormorio di una brezza leggera.
Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.
Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: "Che fai qui, Elia?".
La storia di Elia è la storia di ognuno di noi.
Ognuno di noi, stanco e sfiduciato, "si addormenta sotto al ginepro" dopo avere invocato Dio. Ognuno di noi può decidere, dopo aver attraversato il deserto, di "salire sul monte".
Il ginepro è il simbolo dell'inutilità dei nostri sforzi, della nostra inettitudine.
Il deserto (midbar) è la nostra solitudine, la sensazione che Dio sia lontano e non parli.
Il monte è il luogo dell'incontro con Dio, il luogo, ovviamente simbolico, in cui Dio può parlare (il luogo del dabar, la Parola).
Prima che Elia ascolti la Sua voce, deve passare attraverso una triplice esperienza.
La preghiera è un'arte e l'arte non si improvvisa.
L'esperienza di Elia si traduce in un tempo di preparazione all'incontro con Dio.
Elia parte e viene nutrito dal Pane dell'Angelo (la Parola Sacra di Dio) e così viene preparato all'attraversamento del deserto. Quaranta giorni e quaranta notti di cammino lo aspettano.
Infine giunge sul monte Oreb.
"Ed ecco il Signore passò." Arriva il vento, poi il terremoto, poi il fuoco...
Ancora tre elementi simbolici, tre esperienze che ogni uomo fa nel momento della preghiera, prima di entrare in contatto con Dio.
Per vivere queste esperienze è necessario del TEMPO. Per questo si suggerisce di dedicare alla preghiera contemplativa ALMENO UN'ORA. Questo tempo sembra molto lungo, ma ricordiamo che è tempo trascorso nella profonda attesa, nel profondo desiderio di entrare in contatto con Dio. (Quando siamo in buona compagnia, si dice, il tempo vola... vedrete che un'ora vi sembrerà poco se vi "allenerete"...)
Ma ora analizziamo i tre elementi, le tre esperienze:
IL VENTO è il simbolo di tutte quelle forze, quelle immagini, quei pensieri che ci distraggono e che ci porterebbero via dal luogo in cui stiamo pregando. Io la chiamo "la lista della spesa", perché è inevitabile che, non appena ci fermiamo per pregare, siamo assaliti da mille pensieri concreti, cose rimaste in sospeso da fare, ecc...
Ricordiamo però che Dio NON E' NEL VENTO...
IL TERREMOTO prende tutte le membra, ci viene sete, fame, sentiamo pruriti... è come se il corpo ci dicesse "no, qui fermo non ci riesco a stare, devo muovermi, devo andare via di qua"...
Dio no, NON E' NEL TERREMOTO...
Infine il FUOCO, le passioni, i pensieri viziosi, anche la nostra rabbia, tutto ciò che noi chiamiamo energia, a volte tutte queste cose sono il nostro motore... può essere un elemento di propulsione verso l'incontro con Dio, non è sempre necessariamente negativo... ma Dio NON E' NEL FUOCO.
Elia incontra Dio sotto forma di una BREZZA LEGGERA, «qol demamah daqqah». Egli la avverte come un mormorio dolce, ma può sperimentarla solo dopo aver atteso un tempo, grazie al quale "ha superato la barriera" per riuscire a sentire Dio e ad ascoltare la Sua voce.
La brezza è sopraffatta dal vento. Il terremoto ci dà instabilità. Le passioni smorzano la sensibilità.
Dio si manifesta ed è una INTUIZIONE, una Luce chiarissima nelle nostre menti.
Dio ci fa sperimentare una EMOZIONE, sentiamo che c'è qualcosa che "ci supera" che va oltre il nostro essere umani. Siamo entrati nel cuore di Dio.
Il significato di questa intuizione e la sensazione di questa emozione restano in noi, anche se durassero una sola frazione di secondo, per il resto della vita, tanto che ci viene voglia di ripetere l'esperienza altre volte...
Dio ha parlato con noi.
Allora, come Elia, ci copriamo il volto con il mantello, in adorazione e in umiltà, per ascoltarLo...
venerdì 11 dicembre 2009
Voglio disegnarti sul mio palmo...
Prendi la mia mano Signore, voglio disegnarti sul mio palmo, per non dimenticarmi mai di Te...
Tu non ti limiti a leggere la nostra storia, non leggi soltanto nei nostri pensieri... Prendi il mio cuore e disegna il suo vero volto, scolpisci sulle sue pareti parole di vita per tenermi ancora più vicina a Te...
Sei nella mia storia da sempre... come ho fatto a dimenticarmi di Te?
Prendi la mia mano e guida i miei passi... fai brillare davanti a me la Luce che non si spegne mai, perché io non perda la strada che conduce a Te.
Prendimi per mano e portami dinanzi a Te.
Fatti carne, fatti bimbo, Luce vera anche per me, perché io possa portarti con me sempre, tra le braccia, in questa culla strana che è il mio cuore in viaggio.
Prendimi per mano. Pronuncia il mio nome e chiamami all'esistenza. Chiamami nella storia...
Ti ho disegnato sul palmo della mia mano... per non dimenticarmi mai di Te...
giovedì 10 dicembre 2009
La bellezza
Non si può trovare nulla esteriormente che non sia stato prima trovato interiormente: è una legge. Si, perchè quando si incontra qualche cosa all'esterno, e non la si è già scoperta interiormente, le si passerà accanto senza vederla.
Più scoprite la bellezza interiormente, più la scoprirete attorno a voi. Senza dubbio pensate: "Se non la vedo, significa ovviamente che non c'è".
Vi sbagliate: la bellezza c'è, e se non la vedete è perchè certi organi di percezione in voi non sono ancora abbastanza sviluppati. Iniziate cercando di cogliere la bellezza interiormente e la vedrete anche all'esterno, perchè il mondo esteriore, oggettivo, altro non è che un riflesso del vostro mondo interiore, del vostro mondo soggettivo.
Che si tratti della bellezza, dell'amore o della saggezza, è quasi inutile cercarli all'esterno se non avete cominciato a scoprirli in voi.
(Omraam)
mercoledì 9 dicembre 2009
Once at least in his life each man walks with Christ to Emmaus.
Oscar Wilde (uno dei miei scrittori preferiti) parla di Cristo e di San Francesco nella sua splendida lettera "De profundis":
There is something so unique about Christ. Of course just as there are false dawns before the dawn itself, and winter days so full of sudden sunlight that they will cheat the wise crocus into squandering its gold before its time, and make some foolish bird call to its mate to build on barren boughs, so there were Christians before Christ. For that we should be grateful. The unfortunate thing is that there have been none since. I make one exception, St. Francis of Assisi. But then God had given him at his birth the soul of a poet, as he himself when quite young had in mystical marriage taken poverty as his bride: and with the soul of a poet and the body of a beggar he found the way to perfection not difficult. He understood Christ, and so he became like him. We do not require the Liber Conformitatum to teach us that the life of St. Francis was the true IMITATIO CHRISTI, a poem compared to which the book of that name is merely prose.
Indeed, that is the charm about Christ, when all is said: he is just like a work of art. He does not really teach one anything, but by being brought into his presence one becomes something. And everybody is predestined to his presence.
Once at least in his life each man walks with Christ to Emmaus.
Once at least in his life each man walks with Christ to Emmaus.
"C'é qualche cosa di così unico, in Cristo ! Certo - come ci sono delle false aurore prima dell'aurora vera e dei giorni d'inverno incredibilmente dolci di sole che ingannano il croco e gli fanno sciupare l'oro anzi tempo o spingono il troppo ingenuo uccello al canto per invitare la sua compagna a costruire un nido su delle frasche ignude - così ci furono dei cristiani avanti Cristo. E siamone loro riconoscenti. Ma il male si é che non ce ne furono più dopo di lui. Faccio un'eccezione: San Francesco d'Assisi. Ma Dio gli aveva dato sin dalla nascita un'anima di poeta ed egli stesso, nella sua prima giovinezza, aveva tolto in mistiche nozze la sua sposa Povertà; con l'anima d'un poeta e il corpo d'un mendicante, San Francesco non percorre troppo difficilmente la via della, perfezione. Egli comprese Cristo e così divenne simile a Lui. Non abbiamo bisogno del Liber conformitatun per apprendere che la vita di San Francesco é la vera Imitazione di Cristo; - poema che, comparato al Liber, non è che una prosa.
Sicuramente, il fascino di Cristo si é ch'egli é in tutto e per tutto simile ad un'opera d'arte. Non c'insegna nulla, in realtà; ma per il solo fatto d'essere condotti alla sua presenza si diventa qualcosa di più. E ciascuno di noi é predestinato a questa presenza. Almeno una volta nella sua vita, ogni uomo cammina con Cristo sino ad Emmaüs."
Sicuramente, il fascino di Cristo si é ch'egli é in tutto e per tutto simile ad un'opera d'arte. Non c'insegna nulla, in realtà; ma per il solo fatto d'essere condotti alla sua presenza si diventa qualcosa di più. E ciascuno di noi é predestinato a questa presenza. Almeno una volta nella sua vita, ogni uomo cammina con Cristo sino ad Emmaüs."
lunedì 7 dicembre 2009
L'Amore silenzioso...
"Non abbiate fretta di confessare a qualcuno che l'amate. È il vostro amore a rendervi felici, a darvi l'impulso, il senso della vita; ma poiché l'essere che amate non è ancora una creatura perfetta, se conoscerà il vostro sentimento, senza volerlo rischierà di rovinare tutto. Dirà: «Ecco una porta aperta, coraggio, approfittiamone».
Eh sì, è naturale. Quando sentirete di non essere stati compresi, soffrirete, sarete delusi, e allora cosa resterà del vostro amore?
Cercate di capire che la cosa importante è l'amore stesso, più ancora della persona che amate, quindi non sacrificatelo a qualcuno che rischia di distruggerlo, se fate l'errore di rivelarglielo. Ne potrete parlare quando sarete veramente pronti, forti, e lo stesso vale per l'altra persona.
Ma nel frattempo, non dite nulla, continuate ad amare, perché è il vostro amore che vi nutre, che vi dà lo slancio, il gusto di vivere, il desiderio di superare gli ostacoli. Dunque, non perdetelo."
(Omraam)
domenica 29 novembre 2009
Irish Holy Baby
Sono in Irlanda e qui ho trovato questo bellissimo Bimbo Gesù che ho voluto condividere con voi.
Facciamogli un posto caldo e accogliente fin da oggi, nel cuore...
"Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all'uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.
Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l'esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l'effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie.
Così Dio glorifica in tutto il Suo servo e mostra l'efficacia della santa orazione con l'evidenza probante dei miracoli."
(Fonti Francescane)
giovedì 26 novembre 2009
Shine...
"Non si deve permettere ad un solo momento di oscurare la Luce dello Spirito.
Qualunque cosa vi accada, dovete essere convinti che in voi brilla una scintilla che niente e nessuno può spegnere o anche soltanto oscurare."
(Omraam)
Qualunque cosa vi accada, dovete essere convinti che in voi brilla una scintilla che niente e nessuno può spegnere o anche soltanto oscurare."
(Omraam)
mercoledì 18 novembre 2009
"Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua"
Come Zaccheo, mi ero "arrampicata sull'albero" per conoscere meglio Gesù, quell'uomo di cui tutti parlavano, sempre circondato da una grande folla. Io, piccola di statura, dal sicomoro godevo di una vista strabiliante e potevo ascoltare meglio le Sue parole, respirare la Luce e la Speranza che esse ispiravano negli animi di tutti i presenti.
Ne fui rapita, "afferrata", come dice San Paolo. E quando l'amore ti afferra, non si ha più scampo...
Il Signore mi ha vista, arrampicata sull'albero e mi ha detto, chiamandomi per nome: "scendi subito, oggi devo fermarmi a casa tua".
Cosa potevo rispondere a Colui che aveva talmente acceso il mio cuore con il Suo messaggio d'Amore?
L'unica parola che il mio cuore mi ha suggerito è stata "Eccomi..."
lunedì 16 novembre 2009
Facci giungere a te
per vedere le necessità del mondo
E un cuore per amare l'universo che tu ami.
Donami un cuore di carne,
non un cuore di pietra,
per amare Dio e gli uomini.
Donami il tuo stesso cuore
per amare veramente
dimenticandomi di me stesso.
Donami la tua luce,
per riconoscere i tuoi segni.
Donami di riconoscerti negli altri e di conoscere in loro
la tua voce e i tuoi pensieri.
Signore ho bisogno dei tuoi occhi:
dammi una fede viva.
Ho bisogno del tuo cuore:
dammi carità a tutta forza.
Ho bisogno del tuo soffio:
dammi la tua speranza
per me e la tua Chiesa.
Dammi la capacità di compiere
pienamente ciò che tu mi chiedi.
giovedì 12 novembre 2009
Speranza certa
che sente tremare il ramo
e continua a cantare
perché sa di avere le ali."
(S. Giovanni Bosco)
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