venerdì 6 febbraio 2015

Per 100 giorni... ogni giorno... :-)

" Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio, 
e se non potrò sempre scriverlo 
perché non ci sarà più carta 
e perché mancherà la luce, 
allora lo dirò piano, 
alla sera 
al tuo gran cielo…"

mercoledì 10 settembre 2014

giovedì 5 giugno 2014

Quando sarò vecchia (se mai lo sarò)*

Quando sarò vecchia
- se mai lo sarò -
e mi guarderò allo specchio
e mi conterò le rughe
come delicata orografia
di pelle distesa.
Quando potrò contare i segni
lasciati dalle lacrime
e dalle preoccupazioni
e il mio corpo risponderà lentamente
ai desideri,
quando vedrò la mia vita avvolta
in vene azzurre
in occhiaie profonde
e scioglierò i miei capelli bianchi
per andare a dormire presto
- come si deve -
quando verranno i nipotini
a sedersi sulle mie ginocchia
fiaccate dal passare di molti inverni,
so che il mio cuore – ribelle -
starà ancora ticchettando
e i dubbi e i vasti orizzonti
saluteranno ancora
i miei mattini.
- Gioconda Belli

domenica 27 aprile 2014

Polonia Semper Fidelis....

L’amore tutto mi ha chiarito,
l’amore tutto mi ha risolto –
per questo venero l’Amore,
ovunque esso dimori.
 

sabato 1 marzo 2014

Dialogues avec l'ange*

"Ton travail passé ne se perd pas: il va fleurir.
La racine est bonne, car son nom est AIDE.
Tout le reste n'a pas d'importance.
Tu aideras: c'est ta raison d'être."
 

venerdì 31 gennaio 2014

Considérations inactuelles.

"Que tu sois riche ou pauvre, glorieux ou anonyme, 
sors ton ego de sa gangue de suffisance pour qu'il accède à la dignité minimum d'un moi sobre et épanoui. Lequel moi doit s'effacer pour qu'advienne une personne: 
toi, enfin maître de soi. 
L'ego est un cachot où l'on se cogne contre les murs; 
le moi une citadelle où l'on tourne en rond sur les remparts; 
la personne un oiseau libre de s'envoler, de se poser, de gazouiller, de se cacher" 
(Denis Tillinac)

domenica 5 gennaio 2014

Dio intimo*

"Mi hai resa così ricca, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani. La mia vita è diventata un colloquio ininterrotto con te, mio Dio, un unico grande colloquio. A volte, quando me ne sto in un angolino del campo, i miei piedi piantati sulla tua terra, i miei occhi rivolti al cielo, le lacrime mi scorrono sulla faccia, lacrime che sgorgano da una profonda emozione e riconoscenza. Anche di sera, quando sono coricata nel mio letto e riposo in te, mio Dio, lacrime di riconoscenza mi scorrono sulla faccia e questa è la mia preghiera. Sono molto, molto stanca, già da diversi giorni, ma anche questo passerà, tutto avviene secondo un ritmo più profondo che si dovrebbe insegnare ad ascoltare, è la cosa più importante che si può imparare in questa vita. Io non combatto contro di te, mio Dio, tutta la mia vita è un grande colloquio con te. Forse non diventerò mai una grande artista come in fondo vorrei, ma mi sento già fin troppo al sicuro con te, mio Dio". 
Etty Hillesum 

venerdì 20 dicembre 2013

Il parto di Maria.

"Ce la farò, qui starò benissimo. Hai trovato un posto adatto, caldo e tranquillo. Ce la farò Iosef, sono donna per questo. All'alba ti metterò sulle ginocchia Ieshu." I dolori erano cominciati. Iosef sistemò della paglia sulle pietre asciutte, ci stese sopra una coperta e le pelli. Gli chiesi il coltello e un bacile d'acqua. Mi sdraiai. Batteva più violento il cuore, i colpi bussavano alle tempie, da chiudere gli occhi. Nessuno intonro, la piccola stalla era fuori nei campi. Una luce calava da un'apertura del tetto di canne e di rami. Era lei, la cometa, appesa in cielo come una lanterna. Prima di separarci gli ho messo in ordine i capelli, ci siamo sorrisi. "Così mi piaci", gli ho detto, soddisfatta di com'erano sistemati.


Iosef era uscito lasciando il coltello e il bacile. Ora toccava a me, ora dovevo fare, partorire è fare con il corpo. Mia madre mi aveva spiegato che stare distesa un po' in discesa, aiutava, Macché, mi alzai in piedi e mi appoggiai di schiena alla mangiatoia. Dietro di me i musi dell'asina e del bue, uno di loro mi allungò una leccata sulla nuca. Avevo nelle orecchie i loro fiati. Messi insieme avevano un ritmo svelto da andatura spedita. Regolai il mio respiro sul loro.

Sudavo. Appoggiata di schiena mi tenevo il pancione con due mani per aiutare le mosse del bambino. L'incoraggiavo a bassa voce, col respiro corto. Lo chiamavo. Le bestie alle spalle mi davano forza. Le gambe mi facevano male per la posizione. Mi inginocchiai per farle riposare. "Affacciati bimbo mio, vienimi incontro, mamma tua è pronta a prenderti al volo appena spunta la tua testolina.". I muscoli del ventre andavano dietro al respiro, una contrazione e un rilassamento, spinta, rincorsa, spinta. Queando lo strappo era più forte mi mordevo il labbro per non far scappare il grido. Iosef era di sicuro davanti alla porta, di guardia.

Lontano i pastori chiamavano qualche pecora persa. "E' una bella notte per venire fuori, agnellino mio, notte limpida in alto e asciutta in terra. Il viaggio è finito e tu hai aspettato questo arrivo per nascere. Sei un bravo bambino, sai aspettare. Ora nasci, che tuo padre ti aspetta. Si chiama Iosef, quando entra gli diciamo: caro Iosef io sono Ieshu tuo figlio. Vedrai che sorpresa, che faccia farà."

Parlavo e soffiavo, a un colpo più forte, una spallata di Ieshu, mi alzai di nuovo in piedi appoggiandomi alla mangiatoia. Le bestie ruminavano tranquille, c'era pace. Iosef aveva scelto un buon posto per noi. "Bel colpo Ieshu, un altro così e sei fuori, ecco ti aiuto, spingiamo insieme, le mani sono pronte a raccoglierti, via?" Via, è uscita la spalla, l'ho toccata, poi è rientrata, ma subito dopo di slancio Ieshu ha messo fuori la testa, l'ho avuta tra le mani, mi sono commossa, mi è scappato un singhiozzo e sul singhiozzo è venuto fuori tutto e l'ho afferrato al volo. L'ho alzato per i piedi per liberare i polmoni e fare spazio al primo vento che forza l'ingresso chiuso del respiro. Ieshu ha inghiottito aria senza piangere.

Faccio mosse esperte senza conoscerle. Il mio corpo fa da solo, esegue. Non l'ho istruito io. Odoro la creatura perfetta che mi è nata, posso allentare il nervo attorcigliato del sospetto: è maschio, è la certezza, non più una profezia. E' maschio, primogenito in terra di Iosef e Miriàm, carne da circoncidere, oggi a otto. E' maschio, l'ho fatto io, sgusciato sano in mezzo all'acqua e al sangue, il corpo esulta insieme a quello di ogni donna che mette al mondo l'altro sesso, perché è un regalo a noi.

Ho tagliato il cordone, un solo taglio, ho fatto il nodo del sarto e ho strofinato il suo corpo in acqua e sale. Eccolo finalmente. L'ho palpato da tutte le parti fino ai piedi. L'ho annusato e per conferma gli ho dato una leccatina. "Sei proprio un dattero, sei più frutto che figlio." Ho messo l'orecchio sul suo cuore, batteva svelto, colpi di chi ha corso a perdifiato. Al poco lume della stella l'ho guardato, impastato di sangue mio e di perfezione. "Somigli a Iosef." Così ho voluto vederlo. "Tuo padre in terra è un uomo coraggioso, tu gli assomiglierai." Mi sono stesa sotto la coperta di pelle e l'ho attaccato al seno.

Il bue ha muggito piano, l'asina ha sbatacchiato forte le orecchie. E' stato un applauso di bestie il primo benvenuto al mondo di Ieshu, figlio mio. Non ho chiamato Iosef. Gli avevo promesso un figlio all'alba ed era ancora notte. Fino alla prima luce Ieshu è solamente mio. (...)

Fuori c'è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui iscrivere il tuo nome, la circoncisione che ti darà l'appartenenza a un popolo. Fuori c'è odore di vino. Fuori c'è l'accampamento degli uomini. Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo fino all'alba. Poi entreranno e tu non sarai più mio.

(Erri De Luca, In nome della madre, Milano, Feltrinelli, 2006, pp. 63-67).

giovedì 19 dicembre 2013

Insieme* Atto Secondo.


Insieme* Atto Primo.

"Insieme siamo migliori che presi singolarmente: 
siamo più reali. 
Certo non siamo perfetti, 
ma la perfezione, lo sai, 
è sempre a un gradino dalla perfezione 
e la lasciamo agli altri. 
A me piace la sacrosanta 
e intensa imperfezione della vita."

lunedì 11 novembre 2013

L'uomo smuove i cieli se cerca la luce*

È detto nei Libri sacri che l’anima umana ha il potere di smuovere i cieli. Sì, l’anima può smuovere i cieli, ma solo attraverso il suo desiderio di ottenere la luce. Se insiste, esige e supplica, il Signore stesso, che è luce, non può rifiutargliela.
L’anima umana è potente quanto Dio quando auspica la luce. Ma solo la luce, nient’altro. Tutte le altre sue preghiere possono essere più o meno ascoltate, ma se è la luce che egli chiede, sarà esaudita. Quando? Questo dipende dalla potenza del suo desiderio e dal suo accanimento al lavoro.


(Omraam)

giovedì 31 ottobre 2013

Ungaretti*

Migliaia d’uomini prima di me, 
ed anche più di me carichi d’anni, 
Mortalmente ferì 
Il lampo d’una bocca. 

Questo non è motivo
che attenuerà il soffrire.

Ma se mi guardi con pietà,
e mi parli, si diffonde una musica,
dimentico che brucia la ferita.

giovedì 17 ottobre 2013

L'art des petits pas.

Seigneur, apprends-moi l'art des petits pas.

Je ne demande pas de miracles ni de visions,
mais je demande la force pour le quotidien !
Rends-moi attentif et inventif pour saisir
au bon moment les connaissances et expériences
qui me touchent particulièrement.
Affermis mes choix dans la répartition de mon temps.
Donne-moi de sentir ce qui est essentiel
et ce qui est secondaire.
Je demande la force, la maîtrise de soi et la mesure,
que je ne me laisse pas emporter par la vie,
mais que j'organise avec sagesse
le déroulement de la journée.
Aide-moi à faire face aussi bien que possible
à l'immédiat et à reconnaître l'heure présente
comme la plus importante.
Donne-moi de reconnaître avec lucidité
que la vie s'accompagne de difficultés, d'échecs,
qui sont occasions de croître et de mûrir.
Fais de moi un homme capable de rejoindre
ceux qui gisent au fond.
Donne-moi non pas ce que je souhaite,
mais ce dont j'ai besoin.
Apprends-moi l'art des petits pas...

lunedì 14 ottobre 2013

La mia identità*

1 Signore, tu mi scruti e mi conosci,
2 tu sai quando seggo e quando mi alzo.
   Penetri da lontano i miei pensieri,
3 mi scruti quando cammino e quando riposo.
   Ti sono note tutte le mie vie;
4 la mia parola non è ancora sulla lingua
   e tu, Signore, gia la conosci tutta.
5 Alle spalle e di fronte mi circondi
   e poni su di me la tua mano.
6 Stupenda per me la tua saggezza,
   troppo alta, e io non la comprendo.
7 Dove andare lontano dal tuo spirito,
   dove fuggire dalla tua presenza?
8 Se salgo in cielo, là tu sei,
   se scendo negli inferi, eccoti.
9 Se prendo le ali dell’aurora
   per abitare all’estremità del mare,
10 anche là mi guida la tua mano
   e mi afferra la tua destra.
11 Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
   e intorno a me sia la notte»;
12 nemmeno le tenebre per te sono oscure,
   e la notte è chiara come il giorno;
   per te le tenebre sono come luce.
13 Sei tu che hai creato le mie viscere
   e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
   sono stupende le tue opere,
   tu mi conosci fino in fondo.
15 Non ti erano nascoste le mie ossa
   quando venivo formato nel segreto,
   intessuto nelle profondità della terra.
16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
   e tutto era scritto nel tuo libro;
   i miei giorni erano fissati,
   quando ancora non ne esisteva uno.
17 Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
   quanto grande il loro numero, o Dio;
18 se li conto sono più della sabbia,
   se li credo finiti, con te sono ancora.

Ieri sono tornata (dopo un anno di "pausa forzata" dovuta a problemi di salute) a frequentare la Bet Midrash, la scuola di preghiera di Padre Enzo Tacca. Che bello tornare in un luogo dove ho imparato tante cose, dove per quattro anni ho studiato le Sacre Scritture ed ho incontrato un Dio che è RELAZIONE e RIVELAZIONE e da dove spesso sono tornata a casa con le ali ai piedi per le "cose belle" meditate ed ascoltate! L'incontro di ieri si è aperto con il Salmo 138 sopra citato: voglio condividere con voi la bellezza di queste parole che mi hanno toccato il cuore. 
Nei giorni di isolamento e di malattia ho recitato spesso questo Salmo, che conosco quasi a memoria. Dio mi era accanto in quel "silenzio abitato" e si rivelava ogni giorno con la Sua Parola, con la sua presenza più reale del reale. Il cammino è stato lungo, questo anno. Adesso io voglio ricominciare. Ricominciare a frequentare la scuola, come se non avessi imparato nulla, come se fossi nata ieri. Voglio ricominciare. La mia anima ha sete della Parola di Dio e ieri sera era felice. Sa che si sazierà, sa che attingerà alla Sacra Fonte e solo così potrà condividere e diffondere quello che un tempo ho chiamato "Il profumo di Cristo". Sono tornata! (Grazie Signore!)

mercoledì 17 luglio 2013

Succede :-)

Perché il voler bene non si compra, 
non si vende, 
non si impone con il coltello alla gola, 
né si può evitare: 
il voler bene succede.


(Jorge Amado)

lunedì 24 giugno 2013

You*

Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano.


Kahlil Gibran

giovedì 20 giugno 2013

Amici per la... Pelle*

Abbiamo giocato nella stessa strada.
È così che si diventa davvero fratelli a Crabas, che venire dalla stessa madre non ha mai reso parenti neanche i gatti. Benedetto sempre sia il rispetto per la carne della nostra carne, ma la strada e l’averci giocato insieme offre ai bambini una più alta dimensione di parentela, che nemmeno da adulti sarà mai dimenticata. Non c’è niente di intuitivo nella generazione: il sangue segue percorsi torbidi e per questo nessun ragazzino crede davvero che basti condividere il cognome di un padre per rivendicarsi seme comune.
Come si è nati è una di quelle cose che bisogna farsi spiegare più volte, e dev’essere per questo che dopo, per tutta la loro vita, molti adulti cercano di liberarsi dalle parentele casuali affermandone altre decise da sé con puri atti di volontà. Testimoni di matrimonio vengono assunti come fratelli. Padrini e madrine dei propri figli vengono eletti a parenti d’occasione. Compari e comari nascono all’inizio di ogni estate durante la notte di San Giovanni, quando l’intera isola scintilla dei fuochi da saltare insieme mano nella mano per conquistare una fratellanza che non sia in debito con alcuna madre. Alberi genealogici spuntano di continuo dal fuoco, dal vino, dalla colpa e dall’acqua santa. Eppure neanche quei rituali millenari vincolano la memoria del cuore quanto il gioco dei bambini celebrato insieme per strada.
Non c’è stato di famiglia che possa vincere la battaglia contro i pomeriggi di sole estivo in cui si è riusciti a infilare il primo pallone in porta tra le grida dei compagni, o liberato insieme una libel- lula gigante entrata per sbaglio in un retino per farfalle. Cosa può il richiamo del proprio sangue contro la consapevolezza di essere stati la causa in- volontaria del primo sangue sgorgato dal ginocchio di un amico? Nessun Natale trascorso in famiglia compete dentro all’anima con il vento in faccia di certe discese in bicicletta senza mani, col riflesso della treccia scura che dondola sulla schiena della bambina piú bella o con la rovente vergogna di un giornale per grandi trovato tra gli sterpi e sfoglia- to insieme in silenzio, attoniti. In quelle verginità perdute c’è il segreto patto dei veri complici, il potere normativo delle prime consapevolezze comuni, contro le quali non esiste famiglia che possa pretendere maggiori diritti.
Cosí li senti davvero certi adulti nei bar, uomini fatti e disfatti mille volte dalla vita, vantarsi an- cora tra di loro dei legami nella strada dell’infanzia – abbiamo fatto il gioco insieme – come di un parto condiviso.
[Michela Murgia L'incontro Einaudi 2012]

domenica 14 aprile 2013

Tu sei tutta la nostra dolcezza*


Tu sei santo, Signore solo Dio,
che operi cose meravigliose.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei.
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia. Tu sei temperanza.
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore.
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu se la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

(Francesco d'Assisi - Lodi a Dio Altissimo)

martedì 2 aprile 2013

Dio si serve della Terra...*

Il guerriero della luce ha appreso che Dio si serve della solitudine per insegnare la convivenza. 
Si serve della rabbia per mostrare l'infinito valore della pace. 
Si serve del tedio per sottolineare l'importanza dell'avventura e dell'abbandono.
Dio si serve del silenzio per fornire un insegnamento sulla responsabilità delle parole.
Si serve della stanchezza perché si possa comprendere il valore del risveglio. 

Si serve della malattia per sottolineare la benedizione della salute.
Dio si serve del fuoco per impartire una lezione sull'acqua. 

Si serve della Terra perché si comprenda il valore dell'aria. 
Si serve della morte per mostrare l'importanza della vita.


Paulo Coelho

domenica 17 marzo 2013

La primavera della Chiesa.


E’ il 13 marzo, sono circa le 19. Sta piovendo forte in piazza San Pietro, la primavera sembra lontana. C’è tanta gente che aspetta, gli ombrelli aperti colorano la piazza che, ancora una volta, sembra prendere le dimensioni del mondo intero. L’attenzione dei Media di tutto il mondo è rivolta al comignolo che dovrebbe tra poco iniziare a fumare: sotto il piovoso cielo di Roma c’è la Speranza che aspetta.
La “rinuncia” di Papa Benedetto XVI, annunciata poco più di un mese prima, ci ha fatto sentire un po’ “orfani”: non si assisteva da secoli ad un evento simile. “Anche il Papa è un uomo - ho sentito dire in quei giorni – e sente la fatica e la malattia come tutti noi”. Certo la sua decisione ci ha lasciati interdetti: interessanti le parole del teologo e giornalista Röser che parla di “frammento di demitologizzazione, di desacralizzazione della più alta autorità del magistero”. Un Papa uomo che, pur “consapevole della gravità” di questa decisione, rinuncia per “ingravescente aetate” (per l’età avanzata). La storia, dice il Röser, ci farà valutare meglio tale evento, tra qualche anno. E, aggiunge, tale rinuncia potrà forse portare nuova linfa alla Chiesa.
Ma torniamo in piazza San Pietro. La Speranza sotto l’ombrello attende, dicevamo, con lo sguardo rivolto verso un gabbiano che si è fermato per ore sul famigerato comignolo. Che strano, ho pensato vedendolo sin dal mattino: è il simbolo della libertà, ma è anche un messaggero spirituale, secondo alcune tradizioni. Vola nel cielo del Vaticano e sembra attendere anche lui l’esito del conclave. (Di certo è diventato il gabbiano più filmato e fotografato del mondo, nell’attesa della fumata bianca gli occhi erano tutti su di lui)!
Ed ecco finalmente la fumata: all’inizio mi sembra scura, ma no, è bianca, bianca come la neve. E’ sempre una grande emozione: la Chiesa ha il suo nuovo Papa. Ecco i primi rintocchi del campanile di San Pietro che confermano l’elezione avvenuta: dopo pochi minuti in tutte le città del mondo si scatena una gran festa di campane.
Si dovrà attendere ancora per l’annuncio fatto dal protodiacono con la formula consueta:
“Annuntio vobis… Gaudium Magnum… Habemus Papam!”
Ed io nel mio cuore penso: Francesco, mi piacerebbe un Papa Francesco. A mio padre, che prendendomi in giro mi scrive poco prima “si chiamerà Claudio?” rispondo con due parole: “Spero Francesco”.
Dopo pochissimi secondi ecco il nome del cardinale eletto, poi l’urlo della folla e di nuovo pochi attimi di attesa per l’annuncio del nome scelto dal nuovo Pontefice:
“… qui sibi nomen imposuit… Franciscum!”
La folla esplode, sembra impazzita. La Speranza esulta, in tutte le piazze e le case del mondo. Anche nel mio cuore. E il mio telefono inizia a squillare: “sarai contenta, si chiama Francesco”.
Ed io, sì - rispondo - sì, sono felice.
Felice perché la Chiesa ha il suo nuovo Papa. Felice perché il nome che ha scelto porta con sé quella nuova linfa di cui parla Röser, un programma, una promessa, un impegno che Jorge Mario Bergoglio mantiene sin dal primo momento con poche scelte significative: si affaccia dal balcone senza stola e senza mozzetta sulle spalle (indosserà solo la stola per la consueta benedizione, per poi toglierla subito); non parla di sé come Papa, ma come Vescovo di Roma; porta una croce di ferro al collo, saluta la folla con un “buonasera” ed un sorriso che spiazza e conquista tutti per la sua semplicità; invita i fedeli a pregare per Benedetto XVI. Infine chiede al popolo di Dio una benedizione ed in quel minuto di silenzio si inchina per ricevere le nostre preghiere. Ed io, in silenzio come gli altri e a capo chino, chiedo a Dio e a San Francesco di ispirargli le parole e le azioni del suo pontificato.
Sembra piacere a tutti il nuovo Papa. Ogni giorno ci sorprende con dichiarazioni che confortano i nostri desideri: vogliamo tutti che Papa Francesco sia un uomo di povertà e di pace come è stato il Santo a cui si è ispirato, perché il mondo ha bisogno di una Chiesa povera, più vicina alla gente. Torna in mente la frase che Dio disse a Francesco a San Damiano, mentre lui pregava davanti al crocifisso oggi custodito nella chiesa di Santa Chiara, in Assisi: “Francesco, va’ e ripara la mia Chiesa che cade in rovina”. La Chiesa ha bisogno una ventata di primavera. Papa Francesco sarà l’uomo del cambiamento? Sarà la primavera della Chiesa? Ce lo auguriamo tutti.
Però, ci sono due considerazioni che mi piace condividere con voi: prima di tutto “non si deve cadere nell’equivoco che Francesco d’Assisi sia tornato”[1]. Francesco non sarebbe mai diventato Papa, non accettò neanche l’ordinazione sacerdotale, per umiltà. E sempre dal Santo d’Assisi scaturisce la mia seconda considerazione: Francesco era molto legato al Papa e alla Chiesa di Roma, tanto da chiedere più volte l’approvazione della sua Regola[2]: il Santo d’Assisi era consapevole che la Chiesa sarebbe cambiata solo in seguito ad un cambiamento del popolo di Dio. Francesco di certo rinnovò la Chiesa, ma lo fece rinnovando prima di tutto se stesso.
E noi siamo davvero pronti ad essere Chiesa? Siamo pronti ad essere veri discepoli? A volte penso che il cambiamento che tutti auspichiamo faccia più paura ai fedeli che ai sacerdoti. Riflettiamo sul fatto che per cambiare il mondo c’è bisogno del contributo di tutti. Iniziamo a camminare, edificare e soprattutto a confessare, come Papa Francesco ci ha esortato a fare, nella sua prima omelia da Pontefice, il giorno dopo la sua elezione. Con l’impegno di tutti la primavera arriverà.



[1] Cito testualmente da un articolo di Chiara Frugoni, storica esperta della vita e delle opere del Santo d’Assisi.
[2] Papa Onorio III nel 1216 istituì la solennità del Perdono d’Assisi che si celebra il 2 agosto nelle chiese francescane di tutto il mondo; nel 1223 concesse l’approvazione pontificia della Regola di San Francesco: nella ”Legenda Maior” si narra che tale decisione fu presa dal Pontefice in seguito a un sogno che egli fece in cui Francesco sorreggeva la Basilica del Laterano (allora il cuore della Chiesa latina) che stava crollando.