lunedì 8 agosto 2011

Love and holidays are in the air

The more I know you
The more I love*

(Più ti conosco e più ti amo)*


sabato 6 agosto 2011

Cerco, Prego, Ascolto, Divento... e Torno a casa*

"Pregare non è tanto ottenere, quanto piuttosto diventare."
Sören Kierkegaard

"Dicono i mistici che, quando intraprendiamo il nostro cammino spirituale, vogliamo parlare molto con Dio e finiamo per non ascoltare ciò che Egli ha da dirci. Perciò, è sempre consigliabile rilassarsi un po'. Ciò non è facile: noi abbiamo la tendenza naturale a fare sempre la cosa giusta, e pensiamo che potremo riuscire a migliorare il nostro spirito solo se lavoreremo senza sosta. In realtà, è importante tentare, cadere, rialzarsi e proseguire; ma dobbiamo lasciare che Dio ci aiuti.
Nel mezzo di un grande sforzo, dobbiamo guardare noi stessi, ma allo stesso tempo dobbiamo consentire che Egli si riveli e ci guidi. Dobbiamo permettere, di tanto in tanto, che Egli ci prenda in braccio"
Paulo Coelho

All'inizio di una meditazione sulla preghiera (guidata dalla sottoscritta) qualche anno fa, ho chiesto ai partecipanti cosa fosse per loro la preghiera: dalle loro risposte ho scoperto che molti associano l'idea di preghiera a una richiesta, una sorta di "monologo interiore" durante il quale si recitano formule prestabilite "per lo più scritte da altri" (cito testualmente).
Qualcuno ha ammesso che la maggior parte delle volte dopo pochi minuti non sa più cosa dire e si chiede come fare per restare più a lungo davanti a Dio senza annoiarsi o spazientirsi. Altri mi hanno parlato una sensazione di disagio provata durante quelle lunghe pause silenziose.
Nessuno dei presenti mi ha parlato di altri aspetti importanti della preghiera: il dialogo, il contatto, l'adorazione e l'ascolto.
La preghiera, dice il buon Kierkegaard, è autentica non quando è Dio che sta ad ascoltare ciò che gli domandiamo, ma quando è l'orante ad ascoltare.
Abbiamo due orecchie e una bocca... Dovremmo ascoltare il doppio di quanto parliamo, ma ci risulta molto difficile con chi è di fronte a noi in carne e ossa e lo può essere ancora di più se si tratta di una "entità invisibile"! Captare la voce di un Dio che consideriamo molto distante da noi non è certo semplice, se non ci prepariamo un po' e non lo consideriamo vicino, amico, in ascolto, presente nella nostra storia.
Tempo fa, in un post che ho pubblicato sulla Preghiera (Elia) parlavo di questa difficoltà e dicevo che per pregare in maniera autentica, per praticare la preghiera contemplativa, è necessario allenarsi per coltivare pian piano questo germe divino dentro di sè.
Non solo.
Pregare significa mettersi in viaggio, diventare un altro, cambiare, altrimenti, diceva Teresa d'Avila (e lei di preghiera se ne intendeva) non abbiamo realmente pregato.
La preghiera ti trasforma se glielo lasci fare. Dio prende spazio nella nostra vita, sempre di più, se gliene diamo. Così ci nutre e ci trasforma facendoci scoprire ciò che siamo realmente.
Molti confondono il dialogo della propria coscienza con la preghiera rivolta a Dio.
Per questo, come affermava una mia amica, "la preghiera è anche meditazione, ma la meditazione non è preghiera".
Ho letto molto sull'argomento, dopo aver praticato per anni la preghiera contemplativa, sperimentando formule diverse. Il mio scopo è stato soprattutto ascoltare ciò che Dio ha da dirmi, dopo aver creato un deserto dentro di me. Quando ho iniziato ero molto giovane e non avevo nessuna guida. Una mia maestra suora, quando ero molto piccola ci diceva sempre che se la sera prima di andare a dormire fossimo riusciti a far tacere tutti i rumori ed i pensieri, avremmo potuto ascoltare la voce di Dio! Ma come fare, mi chiedevo, impossibile per me non pensare, eppure questa ricerca per me iniziò proprio allora, me ne sono resa conto solo di recente. Non mi era facile, non sapevo come creare il silenzio assoluto dentro di me, sentivo solo il desiderio di ascoltare la voce di Dio, ne avevo sete, ma i miei pensieri mi distraevano. Solo molti anni dopo ho scoperto che anche quella era preghiera. Quel tempo di ricerca infantile, poi di sperimentazione più o meno consapevole è stato comunque utilissimo: posizione, respirazione, stati d'animo, distrazioni e slanci dello spirito, tutto mi ha spinta a leggere, ad integrare, ma soprattutto a lasciarmi condurre. Ho scoperto che molti avevano sperimentato, con molti condividevo la stessa sete. Ho scoperto che amare e pregare era la stessa cosa. E si impara ad amare amando, come si impara a pregare pregando.
S.Ignazio di Loyola pregava disteso a terra, S.Francesco d'Assisi ripeteva una preghiera per ore, come un mantra, fino ad entrare nel cuore di Dio (e per questa ragione qualcuno lo considera un grande yogi)! Ho provato anche queste tecniche e alla fine ho capito che la ricerca non era soltanto mia, ma che anche Dio veniva a prendermi per condurmi da Lui e per mostrarmi il mio vero volto, la mia vera identità.
Pregare è un incontro d'amore in cui si torna a casa per lasciarsi amare: è ritrovare un vecchio amico per parlargli dei nostri guai e trovare sollievo, si, ma è anche riconoscersi nella propria autenticità, a cuore nudo, spogliato del superfluo, grazie alla Sua presenza. Era ciò che cercavo, lo scopo della ricerca, fare spazio, pulizia, "balayer devant ma porte" per accogliere meglio e per trovare la mia identità e la mia missione grazie alla Guida Celeste. Sentirmi a mia volta accolta, amata, guidata. S.Francesco in fondo questo chiedeva nella sua Preghiera Semplice: di essere strumento di Dio. Pregando il crocifisso di San Damiano chiedeva "Cosa vuoi che io faccia?" La sua preghiera fu ascoltata e esaudita!
Da qualche anno sperimento "la preghiera del cuore", cioè la preghiera incessante del pellegrino russo, argomento affrontato anche nella scuola di preghiera che sto seguendo. E' una pratica silenziosa nella quale il pensiero, il respiro e la preghiera diventano una cosa sola. Diventiamo ciò che recitiamo e Dio si intreccia, poi si fonde con la nostra quotidianità, come un sottofondo continuo che segue il respiro, il battito del cuore, i gesti, i pensieri, le parole... tutto il nostro essere. E' una pratica antichissima, affascinante, che trasforma. La preghiera come l'aria che si respira, come il sangue che scorre nelle vene.
Io credo che la ricerca di Dio sia una strada che ognuno di noi deve percorrere secondo la propria inclinazione. Dio ci ha dato tanti percorsi per giungere a Lui, basta trovare il proprio. Noi ci mettiamo lì, con l'amore, il desiderio, la sete: ci consegniamo nelle mani di Dio e poi Lui fa il resto, se lo accogliamo a cuore aperto.
In questo percorso personale non dobbiamo dimenticare la preghiera comunitaria, altrettanto importante: anche questa dimensione, riscoperta dopo tanti anni di ricerca individuale, ha reso ancora più ricca la mia preghiera personale e solitaria. (Sto approfondendo anche la "preghiera di legatura", di cui parlerò in un altro post).
Le esperienze si mescolano in un crescendo, la strada è lunga e bella, ancora c'è molto da imparare e da vivere. C'è Dio da incontrare. Mettiamoci in cammino e in ascolto, con un cuore nuovo.
*Più ti conosco e più ti amo.
Più ti amo e più cerco... e più ti cerco e più trovo il mio volto.
Mi hai disegnata nel palmo della tua mano, sei scolpito nelle pareti del mio cuore*

lunedì 1 agosto 2011

E' questo il vero Miracolo*

"Il senso del miracolo è che più si condivide e più le cose si moltiplicano.
L'unione fa la forza. 
Condividi quello che hai, quello che sei, quello che conosci e tutto si moltiplicherà.
Se ci si mette insieme i miracoli s'avverano. 
Se ognuno fa la sua parte l'impossibile diventa possibile.
Tra amici, più si condivide ciò che si vive, ciò che si prova, gli alti e i bassi delle proprie giornate e più l'unione si moltiplica, diventa forte, intima e profonda.
Una gioia condivisa si moltiplica; un dolore condiviso si dimezza.
Il miracolo vuol dire: quel che sembra impossibile spesso non lo è."

Dall'omelia di ieri...
Sei una Parola dolce che spezza il Pane e lo moltiplica. 
E' questo il vero miracolo.
Amen*

sabato 30 luglio 2011

Le stelle di Pieve

Le stelle sono tante,
milioni di milioni,
ma le stelle più belle
si vedono da qui*

venerdì 29 luglio 2011

La mia Terra (Attendere: infinito del verbo AMARE)*

Il porto di Livorno.
Ad alcuni potrà sembrare un luogo qualsiasi... insulso... anche bruttino.
Per me è il posto più bello del mondo.
Per me è il simbolo dell'attesa.
L'attesa quella bella, quella col cuore in gola, quella che un po' ti toglie il fiato.
Da tutta la mia vita quando aspetto qui, sono felice.
Ogni anno, più volte all'anno, appena arrivo respiro il profumo del mare e già mi sembra di respirare la mia isola bella.
Le ore di attesa qui le vivo con speranza, con gioia, con emozione: attendo l'inizio delle mie vacanze, la partenza della nave, la schiuma e il vociare dei marinai. Il cuore saltella nel petto, gonfio come un panino caldo.
Tutto sembra cominciare qui.
Quattro ore di navigazione, in cui danzano nella mente i ricordi di infanzia, come nel cielo danzano i gabbiani, mentre i delfini sembrano darci il benvenuto in questo angolo di Paradiso che è la mia terra.
La mia terra: tre parole che appena pronunciate evocano sapori, profumi, immagini tanto amate. E anche un po' di orgoglio per le mie radici.
Attendo di vedere le luci di Bastia, il profilo delle montagne, le braccia che mi accoglieranno al mio arrivo. Come sempre mi spunterà una lacrima sul viso, una lacrima d'amore e di felicità.
Come sempre penserò a mio nonno Antoine, al suo sorriso dolcissimo che tradiva sempre una grande emozione nel rivederci. Anche lui attendeva, al di là del mare. Ci aspettava puntualissimo, ci portava al paese non senza dirci la formula di rito "come sì 'ngrandata" ("come sei cresciuta") che ci faceva tanto ridere... Quando abbracciandolo annusavo il suo odore familiare potevo dire che le mie vacanze erano davvero iniziate. Mi manca tanto quell'abbraccio, ma lo sento ancora nel cuore, ogni volta che scendo dalla nave. In qualche modo so che lui mi aspetta sempre lì, seduto al solito posto e si alzerà agitando la mano, vedendomi arrivare sulla nostra isola.
La mia terra. Già la indovino, anche lei in attesa, dall'altra parte del mare.
Tra poco si salpa. Tra poco sarò a casa. Stringerò mani, rivedrò volti amati, riaccenderò il cuore, come quando ero bambina.
Aspetto, si, aspetto tutto questo piena di gratitudine.
Attendere... si... è proprio l'infinito del verbo Amare...

Cla* in partenza per la Corsica!!! :-)

mercoledì 27 luglio 2011

Arcobaleno*

In punta di piedi...
Saltelli tra una goccia di pioggia e l'altra, insieme a me...
Mi hai disegnato un arcobaleno sul cuore.

Cla*

sabato 23 luglio 2011

Una stella non muore... mai*

"We only said goodbye with words

I died a hundred times
You go back to her
And I go back to... black."

Amy

We already miss your voice.
Hope you'll go on singing... in Heaven*

venerdì 22 luglio 2011

Le stelle di Sabaudia*

Tutto il cielo è popolato di stelle.
Sono stelle piccolissime e immense.
Sono punti d'un ricamo luminoso che scintillano su un velluto cupo,
che tramano su un velo diafano,
che impallidiscono su una seta cilestrina.
Sono lucciole erranti per prati infinitamente vasti,
con un palpito continuo,
mai stanco.

Giuseppe... a Sabaudia*

giovedì 21 luglio 2011

Sensibile o Emotivo?

Di qualcuno che si sente facilmente ferito, offeso, si dice che è sensibile.
No, la vera sensibilità è un'apertura totale alla bellezza e alla luce del mondo divino, e una chiusura a tutte le brutture e le assurdità del mondo umano.
Quindi, ciò che generalmente viene chiamata " sensibilità ", intesa come la capacità di percepire dolorosamente l'indifferenza, il disprezzo, le critiche e le vessazioni, in realtà non è altro che emotività.
Allora, cosa resta a dei poveri infelici per i quali non esistono né il Cielo né gli angeli né gli amici né la bellezza, ma solo persone ingiuste, cattive e malintenzionate?
Non bisogna confondere la sensibilità con l'emotività.
L'emotività è la manifestazione malata di un "sé" povero, meschino, ristretto, dolente.
La sensibilità rappresenta invece un grado superiore di evoluzione che mette l'uomo in relazione con le regioni celesti e gli permette di vibrare all'unisono con tutta la bellezza dell'Universo."

Omraam ha spesso ragione... e questa volta ne ha da vendere... ;-)

martedì 19 luglio 2011

La mia terra corre coi piedi nudi*

Pioggia d'estate cade dentro di me
acini d'uva si schiacciano contro i miei vetri
gli occhi delle mie foglie sono abbagliati
Pioggia d'estate cade dentro di me
Piccioni d'argento volano dai miei tetti
la mia terra corre coi piedi nudi
Pioggia d'estate cade dentro di me...
Nazim
*Come la pioggia il pensiero di te batte piano alla mia finestra. Per fortuna che ci sei...*

domenica 17 luglio 2011

Allora hai pregato... (Dieci cammelli inginocchiati # 2)

Pregare è saldare il silenzio delle stelle con il frastuono dei giorni.
Svincolarsi dalle catene del rumore e scoprire le nostre musiche sotterranee.
Pregare è aprire un passaggio, come si apre una chiusa o una diga;
aprire, nella trama dei giorni, delle finestre su Dio,
fino a rendere la nostra vita porosa, alla vita di Dio,
fino a creare una osmosi, uno scambio, un travaso di vita.
Pregare è indovinare la presenza dell'eterno Assente,
e sapersene meravigliare, saperla respirare.

Pregare è come voler bene.
E se leggendo di Dio come amico, anche solo per un istante hai sentito di voler bene a questo Dio, allora hai pregato. Allora queste pagine hanno raggiunto il loro scopo.


Ermes


*... Può essere considerato invisibile o assente chi è così vicino al nostro cuore?...*

L'Etoile (Dieci cammelli inginocchiati # 1)

Ils perdirent l’Etoile, un soir; pourquoi perd-on
L’Etoile ? Pour l’avoir parfois trop regardée.
Les deux rois blancs étant des savants de Chaldée,
Tracèrent sur le sol des cercles au bâton.
Ils firent des calculs, grattèrent leur menton.
Mais l’étoile avait fui, comme fuit une idée.
Et ces hommes dont l’âme eut soif d’être guidée
Pleurèrent, en dressant des tentes de coton.
Mais le pauvre Roi noir, méprisé des deux autres
Se dit : ” Pensons aux soifs qui ne sont pas les nôtres,
Il faut donner quand même à boire aux animaux. “
Et, tandis qu’il tenait son seau par son anse,
Dans l’humble rond de ciel où buvaient les chameaux
Il vit l’Etoile d’or, qui dansait en silence.

Edmond

(Perdettero la stella un giorno.  Come si fa a perdere la Stella? A volte per averla troppo a lungo fissata... 
I due Re bianchi, ch'erano due sapienti di Caldea,  tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone. 
Fecero calcoli, si grattarono il mento...  Ma la Stella era svanita come svanisce un'idea. 
E quegli uomini,  la cui anima aveva sete di essere guidata,  piansero innalzando le tende di cotone. 
Ma il povero Re nero, disprezzato dagli altri, si disse:  "Pensiamo alla sete che non è la nostra. Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali."  E mentre reggeva il suo secchio per l'ansa,  nello spicchio di cielo in cui bevevano i cammelli egli vide la Stella d'oro che danzava in silenzio).



*La Stella che cerco è nascosta nella sete. Cerchiamo sempre, siamo pellegrini dell'Assoluto! Troviamo molto più facilmente se ci occupiamo di una sete che non è la nostra. La Stella d'oro danza in fondo agli occhi di colui a cui diamo da bere*

martedì 12 luglio 2011

L'amore ci salva*

Un jour à Paris...
L'amore è sempre nuovo. 
Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. 
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. 
E' necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. 
Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. 
E' necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. 
Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro, e ci salva...


Paulo Coelho

Swinging like a child*

My Angel and me :-)
"Angel,
my Angel,
fly over me,
Angel..."

lunedì 11 luglio 2011

Angelo mio...*

.. Nel respiro lieve di questo giorno che nasce,
Dio ti regali una goccia di infinito...
Buon compleanno d'oro e d'argento, Angelo mio...*

domenica 10 luglio 2011

Che Dio ti benedica*

Sento bussare alla porta da qualche giorno, mi capita continuamente.
Mi volto di scatto, vado a controllare, ma alla porta non c'è mai nessuno.
Ma io ho sentito bussare, ne sono certa...
Sarete voi, mille domande, a bussare alla mia porta? 
Oppure voi, mille risposte?
Per alcune cose della mia vita non trovo soluzione: cerco risposte, mi riempio di ansie inutili, di domande incalzanti, ma nulla da fare, brancolo nel buio.
Dove trovare la pazienza per ciò che nel mio cuore non ha ancora trovato soluzione?
Si, è vero, cerco risposte, ma molto spesso se le avessi non sarei pronta ad accoglierle. Lo ammetto.
E allora giro a vuoto, inquieta.
Un piccolo seme è stato messo nel mio terreno, questo lo so.
Quel piccolo seme è per me fonte di gioia ma anche di inquietudine. Stasera durante la Messa riflettevo su questo.
Un seme, dieci semi, un centinaio, un migliaio di semi sono stati piantati quotidianamente nel mio giardino.
Il seme è lo stesso, ma il terreno no, mi hai detto tu stamattina al mio risveglio, carissimo amico mio.
E allora ho capito.
Ho capito dove trovare la pazienza per le cose irrisolte. Ho capito che quei semi non scadono mai e che prima o poi germoglieranno se renderò il mio terreno meno arido e più accogliente. Ho capito che Dio si prende cura di me, come fa con i gigli nei campi, che non tessono, non filano e non si preoccupano delle loro vesti... e che le loro vesti sono più belle, più splendenti di quelle di un gran re... 
Insomma, ho capito che ad avere paura di vivere, si perde solo tempo prezioso.
Ho capito che anche tu sei un piccolo seme piantato nel mio giardino.
Chissà, forse eri tu che bussavi alla mia porta? 
Se è così... che Dio ti benedica.*

domenica 3 luglio 2011

Lasciate i vostri fardelli e contemplate l'Amato.

Quando vi disponete a pregare, a meditare, a contemplare il sorgere del sole, ditevi:
«Sono con la purezza, sono con la luce,
sono con il mio Amato, il Signore,
sono con la mia Amata, la Madre Divina;
nient'altro deve contare se non questo momento in cui posso comunicare con Loro».
Lasciate le vostre borse e i vostri fardelli: presentatevi leggeri e liberi dinanzi alla Divinità e agli splendori della Natura. È così che troverete la soluzione a molti dei vostri problemi interiori, a situazioni che credevate fino ad allora inestricabili.
Per vedere, per comprendere, per sentire, occorre essere lì, presenti. Prendete esempio dagli uomini e dalle donne che vivono un grande amore: quando sono insieme, sono capaci di dimenticare tutto.
Con lo sguardo immerso negli occhi dell'altro, quando vogliono descrivere ciò che hanno visto, non parlano che di luce e di immensità.

Omraam

mercoledì 29 giugno 2011

Padova - gennaio 2003*

Voglio che tu sappia una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
"Se d’improvviso mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata"

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.



Il tuo cuore ritrovato e la poesia di Pablo (due doni inaspettati)*

domenica 26 giugno 2011

*Vas-y Paris, je t'écoute*

La città incantata
Elle m'appelle cette voix, tout au fond de mon coeur...

Plus besoin de chercher au-delà des mers
L'étincelle du bonheur est là, près de moi
Je l'ai enfin trouvée, elle est au fond de moi

"Questa voce mi chiama, dal profondo del cuore...
Non ho più bisogno di cercare al di là del mare.
La scintilla della felicità è qui, vicino a me.
Finalmente l'ho trovata, è dentro di me, nel profondo."

*Silenzio, per favore: sto sognando*

venerdì 24 giugno 2011

Le parole dell'Angelo (e la mia incredulità)*

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni...
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce.
(Gv 1, 6-7)

All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.
Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».
Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.
In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
(Luca 1,59-64)
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace".
(Dal cantico di Zaccaria - sempre Luca 1,76-79)
Che bello il Vangelo di oggi! Nel primo libro del Vangelo di Luca sono descritti gli annunci più importanti per la religione cristiana. L'annuncio a Zaccaria, padre di Giovanni Battista e, 6 mesi dopo, quello a Maria. Zaccaria non crede sia possibile che si compia ciò che gli viene annunciato, per questo l'Angelo lo rende muto fino al giorno della nascita di suo figlio. Maria invece china il capo dinanzi a quell'ombra che si stende su di lei e accetta la volontà di Dio.
"Nulla è impossibile a Dio" dice Gabriele, il messaggero (Giov 1,37).
Sia Zaccaria che Maria conoscono la Torah, ma reagiscono diversamente all'annuncio dell'Angelo.
Nell'attesa che si compia il tempo del parto, Maria va da Elisabetta e i due bambini "si incontrano" per la prima volta, pur non avendo ancora visto la luce.
Zaccaria poi dirà nel suo bellissimo cantico: "tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo".
La Bibbia è ricca di storie di annunci e di incredulità. Confesso che per me queste storie sono un continuo motivo di riflessione. Quante volte la salvezza ci è stata annunciata e quante volte abbiamo dubitato.
Quante volte diciamo "ma come è possibile?" eppure poi ci rendiamo conto che Dio è sempre stato e sempre sarà dalla nostra parte.
Eppure anche io conosco la Torah. La studio, la leggo, la medito e l'approfondisco continuamente.
Eppure Dio non smette mai di sorprendermi, non smette mai di contraddire la mia incredulità e di confermarmi la sua fedeltà.
E' nella mia storia, più vivo e concreto di qualsiasi cosa o persona fisica...
"Nulla è impossibile a Dio"... Dovrei ricordarmelo ogni giorno... Lo ha detto l'Angelo... E lo ha detto con le parole di Dio...
Da Parigi... ecco Cla*, inviata molto speciale, che cerca il silenzio in una città piena di vita e di movimento... e lo trova davanti al luminoso miracolo della Madonnina di Saint Germain, intima amica ritrovata.