Noi ci ostiniamo ad essere dei polli,
Dio vede in noi dei falchi che volano alto.
Noi ci ostiniamo ad essere delle fotocopie di improbabili modelli,
Dio vede in noi il capolavoro unico che siamo.
Noi nascondiamo i nostri difetti agli altri,
Dio vede solo i pregi che egli ha creato in noi.
Insomma,
Dio vede in noi una meraviglia,
Dio vede in noi un capolavoro.
(Grazie Ale)*
P.S. Facendo click sul titolo del post potete accedere ad un video. Dura solo 3 minuti.
Vi basteranno per volare in alto*
sabato 5 novembre 2011
sabato 29 ottobre 2011
Ti seguirò*
Tu sei Bellezza,
Tu sei Dolcezza,
Tu sei Amore
(Tu sei il mio Amore)
Dal Convegno Giovani verso Assisi... Con cuore sazio, felice, riconoscente...
Pax...
Tu sei Dolcezza,
Tu sei Amore
(Tu sei il mio Amore)
Dal Convegno Giovani verso Assisi... Con cuore sazio, felice, riconoscente...
Pax...
domenica 23 ottobre 2011
Cela suffit pour qu'il soit heureux*
Si quelqu'un aime une fleur qui n'existe qu'à un exemplaire dans les millions et les millions d'étoiles,
ça suffit pour qu'il soit heureux quand il les regarde.
Il se dit: "Ma fleur est là quelque part..."
Mais si le mouton mange la fleur, c'est pour lui comme si, brusquement,
toutes les étoiles s'éteignaient!
Le Petit Prince*
"Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando le guarda. E lui si dice: "Il mio fiore e la in qualche luogo." Ma se la pecora mangia il fiore, e come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero!"
giovedì 20 ottobre 2011
Mille ragioni per vivere (Prendi il largo)*
Quando il tuo battello ancorato da molto tempo nel porto ti lascerà l'impressione ingannatrice di essere una casa, quando il tuo battello comincerà a mettere radici nell'immobilità del molo, prendi il largo.
E' necessario salvare a qualunque prezzo l'anima viaggiatrice del tuo battello e la tua anima di pellegrino.
Dom Helder Camara
E' necessario salvare a qualunque prezzo l'anima viaggiatrice del tuo battello e la tua anima di pellegrino.
Dom Helder Camara
lunedì 17 ottobre 2011
Agli "alberi" della mia vita. *Grazie*
L'ALBERO E IL BAMBINO
C'era una volta un albero che amava un bambino. Il bambino veniva a visitarlo tutti i giorni.
Raccoglieva le sue foglie con le quali intrecciava delle corone per giocare al re della foresta. Si arrampicava sul suo tronco e dondolava attaccato al suoi rami.
Mangiava i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a nascondino.
Quando era stanco, il bambino si addormentava all'ombra dell'albero, mentre le fronde gli cantavano la ninna nanna. Il bambino amava l'albero con tutto il suo piccolo cuore. E l'albero era felice. Ma il tempo passò e il bambino crebbe.
Ora che il bambino era grande, l'albero rimaneva spesso solo. Un giorno il bambino venne a vedere l'albero e l'albero gli disse: "Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l'altalena con i miei rami, mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e sii felice". "Sono troppo grande ormal per arrampicarmi sugli alberi e per giocare", disse il bambino. "Io voglio comprarmi delle cose e divertirmi. Voglio dei soldi. Puoi darmi dei soldi?".
"Mi dispiace", rispose l'albero "ma io non ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti. Prendi i miei frutti, bambino mio, e va' a venderli in città. Così avrai dei soldi e sarai felice".
Allora il bambino si arrampicò sull'albero, raccolse tutti i frutti e li porto via.
E l'albero fu felice. Ma il bambino rimase molto tempo senza ritornare... E l'albero divenne triste.
Poi un giorno il bambino tornò; l'albero tremò di gioia e disse: "Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l'altalena con i miei rami e sii felice".
"Ho troppo da fare e non ho tempo di arrampicarmi sugli alberi", rispose il bambino. "Voglio una casa che mi ripari", continuò. "Voglio una moglie e voglio dei bambini, ho dunque bisogno di una casa. Puoi darmi una casa?"."Io non ho una casa", disse l'albero. "La mia casa è il bosco, ma tu puoi tagliare i miei rami e costruirti una casa. Allora sarai felice". Il bambino tagliò tutti i rami e li portò via per costruirsi una casa. E l'albero fu felice.
Per molto tempo il bambino non venne. Quando ritornò, l'albero era così felice che riusciva a malapena a parlare.
"Avvicinati, bambino mio", mormorò "vieni a giocare". "Sono troppo vecchio e troppo triste per giocare", disse il bambino. "Voglio una barca per fuggire lontano di qui. Tu puoi darmi una barca?"."Taglia il mio tronco e fatti una barca", disse l'albero. "Così potrai andartene ed essere felice".
Allora il bambino tagliò il tronco e si fece una barca per fuggire. E l'albero fu felice... ma non del tutto.
Molto molto tempo dopo, il bambino tornò ancora. "Mi dispiace, bambino mio", disse l'albero "ma non resta più niente da donarti... Non ho più frutti".
"I miei denti sono troppo deboli per dei frutti", disse il bambino. "Non ho più rami", continuò l'albero "non puoi più dondolarti". "Sono troppo vecchio per dondolarmi ai rami", disse il bambino. "Non ho più il tronco", disse l'albero. "Non puoi più arrampicarti". "Sono troppo stanco per arrampicarmi", disse il bambino.
"Sono desolato", sospirò l'albero. "Vorrei tanto donarti qualcosa... ma non ho più niente. Sono solo un vecchio ceppo. Mi rincresce tanto...". "Non ho più bisogno di molto, ormai", disse il bambino. "Solo un posticino tranquillo per sedermi e riposarmi. Mi sento molto stanco"."Ebbene", disse l'albero, raddrizzandosi quanto poteva "ebbene, un vecchio ceppo è quel che ci vuole persedersi e riposarsi. Avvicinati, bambino mio, siediti. Siediti e riposati".
Così fece il bambino. E l'albero fu felice."
(Shel Silverstein)
domenica 16 ottobre 2011
Love tweet*
"E soprattutto amate,
perchè solo questa vita abbiamo.
E la verità,
anche quando fa male,
è Amore."
(Bruniverso)
Ieri ho pregato ai Tuoi piedi: ho deposto il mio smarrimento e Tu l'hai trasformato in un canto d'amore...
*(Tu fai nuove tutte le cose)*
perchè solo questa vita abbiamo.
E la verità,
anche quando fa male,
è Amore."
(Bruniverso)
Ieri ho pregato ai Tuoi piedi: ho deposto il mio smarrimento e Tu l'hai trasformato in un canto d'amore...
*(Tu fai nuove tutte le cose)*
giovedì 13 ottobre 2011
Parole di speranza e di pace (per contenere il dolore)*
Per ogni volo incerto... a volte disperato... e per te che hai paura di non trovare le parole per contenere il dolore.
"Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso.
Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità.
Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto.
Sono stato amato e non ho saputo ricambiare.
Ho gridato e saltato per tante gioie, tante.
Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte!
Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto.
Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso.
Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto!
E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa!"
Charlie Chaplin
lunedì 26 settembre 2011
Il volo dell'amore*
Se questo è errore
e mi sarà provato,
io non ho mai scritto
e nessuno ha mai amato.
"L'amore non è amore", scriveva William Shakespeare, all'inizio di questo sonetto che ho sopra citato, "se muta quando trova mutamenti".
C'è sempre un po' di azzardo che si accompagna all'amore, alla speranza, alla gioia. Ma seppure nell'amore è presente un po' di follia, esso contiene in sé un elemento forte che lo rende immutabile davanti ad ogni tempesta.
Ieri, pensando a questo, cercavo. Cercavo sul web un'immagine della gioia, della speranza, dell'abbandono a cui conduce l'amore, ma allo stesso tempo pensavo ad una foto che ne esprimesse la forza, la stabilità.
Cercando ho trovato questa immagine che vi pubblico, che è un po' il simbolo di ciò che vivo in queste ultime settimane.
E' tratta dal film di Zeffirelli "Fratello sole, sorella luna", in cui si parla della vita di San Francesco. In questa scena (bellissima) Francesco sale sui tetti della casa di suo padre e esprime il suo credo, il suo amore, la sua verità.
In questa immagine c'è tutto. La gioia e la follia del Santo, il suo fermento interiore (noi lo chiamiamo il "friccico francescano"), l'abbandono, lo slancio... e l'amore che non passa anche se ci sono mutamenti, la verità e la sua forza.
Il volo dell'amore, si, mi è sembrato di vederlo in questa foto piena di sole.
In fondo siamo così quando amiamo: in punta di piedi, in bilico nel vuoto e nel sole... ed è oltre l'abisso che spingiamo il cuore, perché ha voglia di volare alto, non è fatto per camminare sulla terra... è fatto per volare nel sole con ali d'aquila.
e mi sarà provato,
io non ho mai scritto
e nessuno ha mai amato.
"L'amore non è amore", scriveva William Shakespeare, all'inizio di questo sonetto che ho sopra citato, "se muta quando trova mutamenti".
C'è sempre un po' di azzardo che si accompagna all'amore, alla speranza, alla gioia. Ma seppure nell'amore è presente un po' di follia, esso contiene in sé un elemento forte che lo rende immutabile davanti ad ogni tempesta.
Ieri, pensando a questo, cercavo. Cercavo sul web un'immagine della gioia, della speranza, dell'abbandono a cui conduce l'amore, ma allo stesso tempo pensavo ad una foto che ne esprimesse la forza, la stabilità.
Cercando ho trovato questa immagine che vi pubblico, che è un po' il simbolo di ciò che vivo in queste ultime settimane.
E' tratta dal film di Zeffirelli "Fratello sole, sorella luna", in cui si parla della vita di San Francesco. In questa scena (bellissima) Francesco sale sui tetti della casa di suo padre e esprime il suo credo, il suo amore, la sua verità.
In questa immagine c'è tutto. La gioia e la follia del Santo, il suo fermento interiore (noi lo chiamiamo il "friccico francescano"), l'abbandono, lo slancio... e l'amore che non passa anche se ci sono mutamenti, la verità e la sua forza.
Il volo dell'amore, si, mi è sembrato di vederlo in questa foto piena di sole.
In fondo siamo così quando amiamo: in punta di piedi, in bilico nel vuoto e nel sole... ed è oltre l'abisso che spingiamo il cuore, perché ha voglia di volare alto, non è fatto per camminare sulla terra... è fatto per volare nel sole con ali d'aquila.
sabato 17 settembre 2011
Stand by me, my Love ♥
La Verna - 17 settembre 1224 - ore 15.
Sono trascorsi quasi 8 secoli,
ma il miracolo rivive in noi
come se si fosse compiuto oggi.
Sono trascorsi quasi 8 secoli,
ma il miracolo rivive in noi
come se si fosse compiuto oggi.
lunedì 12 settembre 2011
*Incondizionatamente*
"Hai svuotato le tasche come ti ho chiesto di fare?
Per quanto le svuoti, ti accorgi che hai altro e altro ancora da dare...?
Spendi ciò che hai, dona ciò che sei e ti sarà restituito molto di più...
Spendi te stessa e ama, ama incondizionatamente.
Per chi vuoi tenere da parte l'amore?"
*My Love*
Per quanto le svuoti, ti accorgi che hai altro e altro ancora da dare...?
Spendi ciò che hai, dona ciò che sei e ti sarà restituito molto di più...
Spendi te stessa e ama, ama incondizionatamente.
Per chi vuoi tenere da parte l'amore?"
*My Love*
lunedì 5 settembre 2011
sabato 3 settembre 2011
Un ballo con Gesù*
*(Sii il benvenuto: qui siamo tutti felici)*
Oggi qui a Salvador de Bahia abbiamo assistito all'ordinazione sacerdotale del nostro amico David.
Vorrei raccontarvi com'è andata ma mi è difficile perché a volte le parole sono proprio troppo povere rispetto alle emozioni che si vivono.
Comunque ci provo.
Che felicità! E quanta gente!
Tanti volti accesi come piccoli soli, hanno illuminato la città malgrado fosse sommersa da un temporale. In chiesa, solo per noi, splendeva un bel sole caldo.
Scattavo fotografie e intanto cercavo, muovendomi da un punto all'altro della chiesa, di ascoltare con attenzione le parole del Vescovo e poi quelle di David.
Ho pensato a tutti i frati che conosco, agli amici cari che ho tra loro, e anche per loro ho pregato, mentre David distendendosi a terra iniziava il momento più intenso della sua consacrazione.
I gesti della cerimonia di ordinazione mi colpiscono sempre. L'imposizione delle mani da parte di tutti i sacerdoti presenti sul capo del neo-ordinato; la sua prima benedizione, una croce segnata sulla fronte dei suoi genitori; il bacio sulle mani del nuovo sacerdote, il suo abbraccio ed eccomi qua con le lacrime trattenute a stento, un'emozione enorme condivisa, come un'onda bellissima che ti toglie il caldo e la sete. E la gioia di David era la mia gioia, pura, bambina, mi è salita in gola e non ho potuto fare a meno di tradurla con un canto, un sorriso aperto, poi una danza.
Si, una danza con Gesù, la voglio chiamare così.
Una danza semplice, due passi a destra, due a sinistra e poi una giravolta che ti fa ridere di cuore e ti fa girare la testa. Quanto tempo ha aspettato Gesù per farmi sentire così? E quanto tempo ho atteso io per sentirlo così vicino, stretto, intrecciato ai miei tessuti vitali come lo sento oggi?
Lo giuro, è vero!
Ho ballato con Gesù!
*(Deus es fiel. Sempre)*
Oggi qui a Salvador de Bahia abbiamo assistito all'ordinazione sacerdotale del nostro amico David.
Vorrei raccontarvi com'è andata ma mi è difficile perché a volte le parole sono proprio troppo povere rispetto alle emozioni che si vivono.
Comunque ci provo.
Che felicità! E quanta gente!
Tanti volti accesi come piccoli soli, hanno illuminato la città malgrado fosse sommersa da un temporale. In chiesa, solo per noi, splendeva un bel sole caldo.
Scattavo fotografie e intanto cercavo, muovendomi da un punto all'altro della chiesa, di ascoltare con attenzione le parole del Vescovo e poi quelle di David.
Ho pensato a tutti i frati che conosco, agli amici cari che ho tra loro, e anche per loro ho pregato, mentre David distendendosi a terra iniziava il momento più intenso della sua consacrazione.
I gesti della cerimonia di ordinazione mi colpiscono sempre. L'imposizione delle mani da parte di tutti i sacerdoti presenti sul capo del neo-ordinato; la sua prima benedizione, una croce segnata sulla fronte dei suoi genitori; il bacio sulle mani del nuovo sacerdote, il suo abbraccio ed eccomi qua con le lacrime trattenute a stento, un'emozione enorme condivisa, come un'onda bellissima che ti toglie il caldo e la sete. E la gioia di David era la mia gioia, pura, bambina, mi è salita in gola e non ho potuto fare a meno di tradurla con un canto, un sorriso aperto, poi una danza.
Si, una danza con Gesù, la voglio chiamare così.
Una danza semplice, due passi a destra, due a sinistra e poi una giravolta che ti fa ridere di cuore e ti fa girare la testa. Quanto tempo ha aspettato Gesù per farmi sentire così? E quanto tempo ho atteso io per sentirlo così vicino, stretto, intrecciato ai miei tessuti vitali come lo sento oggi?
Lo giuro, è vero!
Ho ballato con Gesù!
*(Deus es fiel. Sempre)*
giovedì 1 settembre 2011
Sentirsi a casa*
"Vi sono tanti mondi nell'universo ma tutti hanno un solo cielo, un solo cielo, un solo destino. Quindi ricorda, ovunque andrai, basterà guardare il cielo per sentirti a casa."
Stamattina ho ricevuto questo pensiero, via e-mail: ero nella mia stanza, qui a Salvador da Bahia, in Brasile.
Sono qui dal 22 agosto e da due giorni, malgrado le noci di cocco, le aragoste, le palme e i 1700 km ininterrotti di spiaggia, mi era venuta nostalgia di casa.
Sono una nata con la valigia, sostiene da sempre mio padre, dove appoggio il mio cappello quella è casa mia, ma in questi giorni è stato un po' diverso...
"Sto invecchiando?" ho pensato...
La scorsa notte avevo alzato gli occhi al cielo e le stelle non erano le stesse che si vedono di solito da casa mia.
(Da qui si vede la Croce del sud... Niente Orsa Maggiore...)
Mi sono affacciata alla finestra questa mattina all'alba... E c'erano palme e noci di cocco... E il cielo, ora che il sole è alto, è di un azzurro intenso, proprio diverso da quello "italiano".
Tra poco farò colazione con pinha e graviola (due frutti da cui si può estrarre un succo bianco e gustosissimo), raìs e presunto (una radice che si mangia con il prosciutto cotto e sembra una patata lessa) e Claudio, il nostro vicino di casa che parla un po' di italiano e adora il nostro paese e soprattutto la nostra pizza, ci porterà alla scoperta di un'altra bellissima spiaggia.
E' tutto diverso qui, un mondo a parte, un mondo a colori. Così lo immaginiamo e così è. Ma questo è anche un mondo molto duro e difficile in cui è necessario proteggersi continuamente da probabili aggressioni.
Come nel resto del mondo qui in Brasile tutto ha un prezzo, tutto costa fatica, soprattutto le cose belle. Rientrando in città dopo vari giorni di escursioni David, il nostro amico brasiliano che ci sta guidando con generosità e pazienza durante il nostro soggiorno qui, ci ha scortati nell'attraversare una strada molto trafficata a Salvador, facendoci segno di non parlare per non far capire che eravamo turisti. Mentre attraversava con noi aveva il volto teso e preoccupato. Avevamo da poco lasciato le acque limpide del Poço encantado a Lençois, avevamo ancora in mente la sabbia bianca di Boipeba... Avevo gli occhi e il cuore immersi nel Paradiso e di colpo mi sono sentita riportare alla cruda realtà. Spesso l'inferno si nasconde proprio nel Paradiso: perciò gli uomini devono essere sempre vigili, prudenti, ho pensato.
Poi ho pensato che il mondo è un libro da leggere e chi non viaggia non sa cosa si perde... E che il Paradiso che sto scoprendo qui è davvero un bel Paradiso...
E poi di nuovo, ho alzato gli occhi al cielo e ho ringraziato,
ho ringraziato,
ho ringraziato.
Adesso... adesso si, mi sento a casa. :-)
Stamattina ho ricevuto questo pensiero, via e-mail: ero nella mia stanza, qui a Salvador da Bahia, in Brasile.
Sono qui dal 22 agosto e da due giorni, malgrado le noci di cocco, le aragoste, le palme e i 1700 km ininterrotti di spiaggia, mi era venuta nostalgia di casa.
Sono una nata con la valigia, sostiene da sempre mio padre, dove appoggio il mio cappello quella è casa mia, ma in questi giorni è stato un po' diverso...
"Sto invecchiando?" ho pensato...
La scorsa notte avevo alzato gli occhi al cielo e le stelle non erano le stesse che si vedono di solito da casa mia.
(Da qui si vede la Croce del sud... Niente Orsa Maggiore...)
Mi sono affacciata alla finestra questa mattina all'alba... E c'erano palme e noci di cocco... E il cielo, ora che il sole è alto, è di un azzurro intenso, proprio diverso da quello "italiano".
Tra poco farò colazione con pinha e graviola (due frutti da cui si può estrarre un succo bianco e gustosissimo), raìs e presunto (una radice che si mangia con il prosciutto cotto e sembra una patata lessa) e Claudio, il nostro vicino di casa che parla un po' di italiano e adora il nostro paese e soprattutto la nostra pizza, ci porterà alla scoperta di un'altra bellissima spiaggia.
E' tutto diverso qui, un mondo a parte, un mondo a colori. Così lo immaginiamo e così è. Ma questo è anche un mondo molto duro e difficile in cui è necessario proteggersi continuamente da probabili aggressioni.
Come nel resto del mondo qui in Brasile tutto ha un prezzo, tutto costa fatica, soprattutto le cose belle. Rientrando in città dopo vari giorni di escursioni David, il nostro amico brasiliano che ci sta guidando con generosità e pazienza durante il nostro soggiorno qui, ci ha scortati nell'attraversare una strada molto trafficata a Salvador, facendoci segno di non parlare per non far capire che eravamo turisti. Mentre attraversava con noi aveva il volto teso e preoccupato. Avevamo da poco lasciato le acque limpide del Poço encantado a Lençois, avevamo ancora in mente la sabbia bianca di Boipeba... Avevo gli occhi e il cuore immersi nel Paradiso e di colpo mi sono sentita riportare alla cruda realtà. Spesso l'inferno si nasconde proprio nel Paradiso: perciò gli uomini devono essere sempre vigili, prudenti, ho pensato.
Poi ho pensato che il mondo è un libro da leggere e chi non viaggia non sa cosa si perde... E che il Paradiso che sto scoprendo qui è davvero un bel Paradiso...
E poi di nuovo, ho alzato gli occhi al cielo e ho ringraziato,
ho ringraziato,
ho ringraziato.
Adesso... adesso si, mi sento a casa. :-)
domenica 28 agosto 2011
Saldo è il mio cuore*
Quando viene il vento forte, la quercia non teme nulla.
Non hai nulla da temere se sei radicato in Dio.
*Un saluto dal Brasile!!!*
Non hai nulla da temere se sei radicato in Dio.
*Un saluto dal Brasile!!!*
venerdì 19 agosto 2011
Grazie... Si*
Hai fatto della mia vita
un luogo di prodigi,
hai fatto dei miei giorni
un tempo di stupore.
(Cfr. Lc 1,48)
A tutto ciò che è stato
GRAZIE
a tutto ciò che sarà
SI.
Al passato grazie
al futuro si.
un luogo di prodigi,
hai fatto dei miei giorni
un tempo di stupore.
(Cfr. Lc 1,48)
A tutto ciò che è stato
GRAZIE
a tutto ciò che sarà
SI.
Al passato grazie
al futuro si.
mercoledì 17 agosto 2011
Illuminata dentro*
- Sei così cambiata, figlia mia. Sembra che non t'importi del mondo. Non hai guardato in faccia il messaggero e invece sai dire di preciso la sua voce, l'odore. Fai come i ciechi.
- E' così, madre mia: cieca all'esterno e illuminata dentro. Così sto adesso. Più avanzano i giorni e più sulla mia pelle affiora il chiaro di luce che ho in corpo. Questa creatura dentro è una sorgente luminosa. Quando la dovrò partorire, mi ritroverò spenta a contare le scintille lasciate.
(Due donne)*
- E' così, madre mia: cieca all'esterno e illuminata dentro. Così sto adesso. Più avanzano i giorni e più sulla mia pelle affiora il chiaro di luce che ho in corpo. Questa creatura dentro è una sorgente luminosa. Quando la dovrò partorire, mi ritroverò spenta a contare le scintille lasciate.
(Due donne)*
lunedì 8 agosto 2011
sabato 6 agosto 2011
Cerco, Prego, Ascolto, Divento... e Torno a casa*
"Pregare non è tanto ottenere, quanto piuttosto diventare."
Sören Kierkegaard
"Dicono i mistici che, quando intraprendiamo il nostro cammino spirituale, vogliamo parlare molto con Dio e finiamo per non ascoltare ciò che Egli ha da dirci. Perciò, è sempre consigliabile rilassarsi un po'. Ciò non è facile: noi abbiamo la tendenza naturale a fare sempre la cosa giusta, e pensiamo che potremo riuscire a migliorare il nostro spirito solo se lavoreremo senza sosta. In realtà, è importante tentare, cadere, rialzarsi e proseguire; ma dobbiamo lasciare che Dio ci aiuti.
Nel mezzo di un grande sforzo, dobbiamo guardare noi stessi, ma allo stesso tempo dobbiamo consentire che Egli si riveli e ci guidi. Dobbiamo permettere, di tanto in tanto, che Egli ci prenda in braccio"
Paulo Coelho
All'inizio di una meditazione sulla preghiera (guidata dalla sottoscritta) qualche anno fa, ho chiesto ai partecipanti cosa fosse per loro la preghiera: dalle loro risposte ho scoperto che molti associano l'idea di preghiera a una richiesta, una sorta di "monologo interiore" durante il quale si recitano formule prestabilite "per lo più scritte da altri" (cito testualmente).
Qualcuno ha ammesso che la maggior parte delle volte dopo pochi minuti non sa più cosa dire e si chiede come fare per restare più a lungo davanti a Dio senza annoiarsi o spazientirsi. Altri mi hanno parlato una sensazione di disagio provata durante quelle lunghe pause silenziose.
Nessuno dei presenti mi ha parlato di altri aspetti importanti della preghiera: il dialogo, il contatto, l'adorazione e l'ascolto.
La preghiera, dice il buon Kierkegaard, è autentica non quando è Dio che sta ad ascoltare ciò che gli domandiamo, ma quando è l'orante ad ascoltare.
Abbiamo due orecchie e una bocca... Dovremmo ascoltare il doppio di quanto parliamo, ma ci risulta molto difficile con chi è di fronte a noi in carne e ossa e lo può essere ancora di più se si tratta di una "entità invisibile"! Captare la voce di un Dio che consideriamo molto distante da noi non è certo semplice, se non ci prepariamo un po' e non lo consideriamo vicino, amico, in ascolto, presente nella nostra storia.
Tempo fa, in un post che ho pubblicato sulla Preghiera (Elia) parlavo di questa difficoltà e dicevo che per pregare in maniera autentica, per praticare la preghiera contemplativa, è necessario allenarsi per coltivare pian piano questo germe divino dentro di sè.
Non solo.
Pregare significa mettersi in viaggio, diventare un altro, cambiare, altrimenti, diceva Teresa d'Avila (e lei di preghiera se ne intendeva) non abbiamo realmente pregato.
La preghiera ti trasforma se glielo lasci fare. Dio prende spazio nella nostra vita, sempre di più, se gliene diamo. Così ci nutre e ci trasforma facendoci scoprire ciò che siamo realmente.
Molti confondono il dialogo della propria coscienza con la preghiera rivolta a Dio.
Per questo, come affermava una mia amica, "la preghiera è anche meditazione, ma la meditazione non è preghiera".
Ho letto molto sull'argomento, dopo aver praticato per anni la preghiera contemplativa, sperimentando formule diverse. Il mio scopo è stato soprattutto ascoltare ciò che Dio ha da dirmi, dopo aver creato un deserto dentro di me. Quando ho iniziato ero molto giovane e non avevo nessuna guida. Una mia maestra suora, quando ero molto piccola ci diceva sempre che se la sera prima di andare a dormire fossimo riusciti a far tacere tutti i rumori ed i pensieri, avremmo potuto ascoltare la voce di Dio! Ma come fare, mi chiedevo, impossibile per me non pensare, eppure questa ricerca per me iniziò proprio allora, me ne sono resa conto solo di recente. Non mi era facile, non sapevo come creare il silenzio assoluto dentro di me, sentivo solo il desiderio di ascoltare la voce di Dio, ne avevo sete, ma i miei pensieri mi distraevano. Solo molti anni dopo ho scoperto che anche quella era preghiera. Quel tempo di ricerca infantile, poi di sperimentazione più o meno consapevole è stato comunque utilissimo: posizione, respirazione, stati d'animo, distrazioni e slanci dello spirito, tutto mi ha spinta a leggere, ad integrare, ma soprattutto a lasciarmi condurre. Ho scoperto che molti avevano sperimentato, con molti condividevo la stessa sete. Ho scoperto che amare e pregare era la stessa cosa. E si impara ad amare amando, come si impara a pregare pregando.
S.Ignazio di Loyola pregava disteso a terra, S.Francesco d'Assisi ripeteva una preghiera per ore, come un mantra, fino ad entrare nel cuore di Dio (e per questa ragione qualcuno lo considera un grande yogi)! Ho provato anche queste tecniche e alla fine ho capito che la ricerca non era soltanto mia, ma che anche Dio veniva a prendermi per condurmi da Lui e per mostrarmi il mio vero volto, la mia vera identità.
Pregare è un incontro d'amore in cui si torna a casa per lasciarsi amare: è ritrovare un vecchio amico per parlargli dei nostri guai e trovare sollievo, si, ma è anche riconoscersi nella propria autenticità, a cuore nudo, spogliato del superfluo, grazie alla Sua presenza. Era ciò che cercavo, lo scopo della ricerca, fare spazio, pulizia, "balayer devant ma porte" per accogliere meglio e per trovare la mia identità e la mia missione grazie alla Guida Celeste. Sentirmi a mia volta accolta, amata, guidata. S.Francesco in fondo questo chiedeva nella sua Preghiera Semplice: di essere strumento di Dio. Pregando il crocifisso di San Damiano chiedeva "Cosa vuoi che io faccia?" La sua preghiera fu ascoltata e esaudita!
Da qualche anno sperimento "la preghiera del cuore", cioè la preghiera incessante del pellegrino russo, argomento affrontato anche nella scuola di preghiera che sto seguendo. E' una pratica silenziosa nella quale il pensiero, il respiro e la preghiera diventano una cosa sola. Diventiamo ciò che recitiamo e Dio si intreccia, poi si fonde con la nostra quotidianità, come un sottofondo continuo che segue il respiro, il battito del cuore, i gesti, i pensieri, le parole... tutto il nostro essere. E' una pratica antichissima, affascinante, che trasforma. La preghiera come l'aria che si respira, come il sangue che scorre nelle vene.
Io credo che la ricerca di Dio sia una strada che ognuno di noi deve percorrere secondo la propria inclinazione. Dio ci ha dato tanti percorsi per giungere a Lui, basta trovare il proprio. Noi ci mettiamo lì, con l'amore, il desiderio, la sete: ci consegniamo nelle mani di Dio e poi Lui fa il resto, se lo accogliamo a cuore aperto.
In questo percorso personale non dobbiamo dimenticare la preghiera comunitaria, altrettanto importante: anche questa dimensione, riscoperta dopo tanti anni di ricerca individuale, ha reso ancora più ricca la mia preghiera personale e solitaria. (Sto approfondendo anche la "preghiera di legatura", di cui parlerò in un altro post).
Le esperienze si mescolano in un crescendo, la strada è lunga e bella, ancora c'è molto da imparare e da vivere. C'è Dio da incontrare. Mettiamoci in cammino e in ascolto, con un cuore nuovo.
*Più ti conosco e più ti amo.
Più ti amo e più cerco... e più ti cerco e più trovo il mio volto.
Mi hai disegnata nel palmo della tua mano, sei scolpito nelle pareti del mio cuore*
Sören Kierkegaard
"Dicono i mistici che, quando intraprendiamo il nostro cammino spirituale, vogliamo parlare molto con Dio e finiamo per non ascoltare ciò che Egli ha da dirci. Perciò, è sempre consigliabile rilassarsi un po'. Ciò non è facile: noi abbiamo la tendenza naturale a fare sempre la cosa giusta, e pensiamo che potremo riuscire a migliorare il nostro spirito solo se lavoreremo senza sosta. In realtà, è importante tentare, cadere, rialzarsi e proseguire; ma dobbiamo lasciare che Dio ci aiuti.
Nel mezzo di un grande sforzo, dobbiamo guardare noi stessi, ma allo stesso tempo dobbiamo consentire che Egli si riveli e ci guidi. Dobbiamo permettere, di tanto in tanto, che Egli ci prenda in braccio"
Paulo Coelho
All'inizio di una meditazione sulla preghiera (guidata dalla sottoscritta) qualche anno fa, ho chiesto ai partecipanti cosa fosse per loro la preghiera: dalle loro risposte ho scoperto che molti associano l'idea di preghiera a una richiesta, una sorta di "monologo interiore" durante il quale si recitano formule prestabilite "per lo più scritte da altri" (cito testualmente).
Qualcuno ha ammesso che la maggior parte delle volte dopo pochi minuti non sa più cosa dire e si chiede come fare per restare più a lungo davanti a Dio senza annoiarsi o spazientirsi. Altri mi hanno parlato una sensazione di disagio provata durante quelle lunghe pause silenziose.
Nessuno dei presenti mi ha parlato di altri aspetti importanti della preghiera: il dialogo, il contatto, l'adorazione e l'ascolto.
La preghiera, dice il buon Kierkegaard, è autentica non quando è Dio che sta ad ascoltare ciò che gli domandiamo, ma quando è l'orante ad ascoltare.
Abbiamo due orecchie e una bocca... Dovremmo ascoltare il doppio di quanto parliamo, ma ci risulta molto difficile con chi è di fronte a noi in carne e ossa e lo può essere ancora di più se si tratta di una "entità invisibile"! Captare la voce di un Dio che consideriamo molto distante da noi non è certo semplice, se non ci prepariamo un po' e non lo consideriamo vicino, amico, in ascolto, presente nella nostra storia.
Tempo fa, in un post che ho pubblicato sulla Preghiera (Elia) parlavo di questa difficoltà e dicevo che per pregare in maniera autentica, per praticare la preghiera contemplativa, è necessario allenarsi per coltivare pian piano questo germe divino dentro di sè.
Non solo.
Pregare significa mettersi in viaggio, diventare un altro, cambiare, altrimenti, diceva Teresa d'Avila (e lei di preghiera se ne intendeva) non abbiamo realmente pregato.
La preghiera ti trasforma se glielo lasci fare. Dio prende spazio nella nostra vita, sempre di più, se gliene diamo. Così ci nutre e ci trasforma facendoci scoprire ciò che siamo realmente.
Molti confondono il dialogo della propria coscienza con la preghiera rivolta a Dio.
Per questo, come affermava una mia amica, "la preghiera è anche meditazione, ma la meditazione non è preghiera".
Ho letto molto sull'argomento, dopo aver praticato per anni la preghiera contemplativa, sperimentando formule diverse. Il mio scopo è stato soprattutto ascoltare ciò che Dio ha da dirmi, dopo aver creato un deserto dentro di me. Quando ho iniziato ero molto giovane e non avevo nessuna guida. Una mia maestra suora, quando ero molto piccola ci diceva sempre che se la sera prima di andare a dormire fossimo riusciti a far tacere tutti i rumori ed i pensieri, avremmo potuto ascoltare la voce di Dio! Ma come fare, mi chiedevo, impossibile per me non pensare, eppure questa ricerca per me iniziò proprio allora, me ne sono resa conto solo di recente. Non mi era facile, non sapevo come creare il silenzio assoluto dentro di me, sentivo solo il desiderio di ascoltare la voce di Dio, ne avevo sete, ma i miei pensieri mi distraevano. Solo molti anni dopo ho scoperto che anche quella era preghiera. Quel tempo di ricerca infantile, poi di sperimentazione più o meno consapevole è stato comunque utilissimo: posizione, respirazione, stati d'animo, distrazioni e slanci dello spirito, tutto mi ha spinta a leggere, ad integrare, ma soprattutto a lasciarmi condurre. Ho scoperto che molti avevano sperimentato, con molti condividevo la stessa sete. Ho scoperto che amare e pregare era la stessa cosa. E si impara ad amare amando, come si impara a pregare pregando.
S.Ignazio di Loyola pregava disteso a terra, S.Francesco d'Assisi ripeteva una preghiera per ore, come un mantra, fino ad entrare nel cuore di Dio (e per questa ragione qualcuno lo considera un grande yogi)! Ho provato anche queste tecniche e alla fine ho capito che la ricerca non era soltanto mia, ma che anche Dio veniva a prendermi per condurmi da Lui e per mostrarmi il mio vero volto, la mia vera identità.
Pregare è un incontro d'amore in cui si torna a casa per lasciarsi amare: è ritrovare un vecchio amico per parlargli dei nostri guai e trovare sollievo, si, ma è anche riconoscersi nella propria autenticità, a cuore nudo, spogliato del superfluo, grazie alla Sua presenza. Era ciò che cercavo, lo scopo della ricerca, fare spazio, pulizia, "balayer devant ma porte" per accogliere meglio e per trovare la mia identità e la mia missione grazie alla Guida Celeste. Sentirmi a mia volta accolta, amata, guidata. S.Francesco in fondo questo chiedeva nella sua Preghiera Semplice: di essere strumento di Dio. Pregando il crocifisso di San Damiano chiedeva "Cosa vuoi che io faccia?" La sua preghiera fu ascoltata e esaudita!
Da qualche anno sperimento "la preghiera del cuore", cioè la preghiera incessante del pellegrino russo, argomento affrontato anche nella scuola di preghiera che sto seguendo. E' una pratica silenziosa nella quale il pensiero, il respiro e la preghiera diventano una cosa sola. Diventiamo ciò che recitiamo e Dio si intreccia, poi si fonde con la nostra quotidianità, come un sottofondo continuo che segue il respiro, il battito del cuore, i gesti, i pensieri, le parole... tutto il nostro essere. E' una pratica antichissima, affascinante, che trasforma. La preghiera come l'aria che si respira, come il sangue che scorre nelle vene.
Io credo che la ricerca di Dio sia una strada che ognuno di noi deve percorrere secondo la propria inclinazione. Dio ci ha dato tanti percorsi per giungere a Lui, basta trovare il proprio. Noi ci mettiamo lì, con l'amore, il desiderio, la sete: ci consegniamo nelle mani di Dio e poi Lui fa il resto, se lo accogliamo a cuore aperto.
In questo percorso personale non dobbiamo dimenticare la preghiera comunitaria, altrettanto importante: anche questa dimensione, riscoperta dopo tanti anni di ricerca individuale, ha reso ancora più ricca la mia preghiera personale e solitaria. (Sto approfondendo anche la "preghiera di legatura", di cui parlerò in un altro post).
Le esperienze si mescolano in un crescendo, la strada è lunga e bella, ancora c'è molto da imparare e da vivere. C'è Dio da incontrare. Mettiamoci in cammino e in ascolto, con un cuore nuovo.
*Più ti conosco e più ti amo.
Più ti amo e più cerco... e più ti cerco e più trovo il mio volto.
Mi hai disegnata nel palmo della tua mano, sei scolpito nelle pareti del mio cuore*
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lunedì 1 agosto 2011
E' questo il vero Miracolo*
"Il senso del miracolo è che più si condivide e più le cose si moltiplicano.
L'unione fa la forza.
Condividi quello che hai, quello che sei, quello che conosci e tutto si moltiplicherà.
Se ci si mette insieme i miracoli s'avverano.
Se ognuno fa la sua parte l'impossibile diventa possibile.
Tra amici, più si condivide ciò che si vive, ciò che si prova, gli alti e i bassi delle proprie giornate e più l'unione si moltiplica, diventa forte, intima e profonda.
Una gioia condivisa si moltiplica; un dolore condiviso si dimezza.
Il miracolo vuol dire: quel che sembra impossibile spesso non lo è."
Dall'omelia di ieri...
Sei una Parola dolce che spezza il Pane e lo moltiplica.
Sei una Parola dolce che spezza il Pane e lo moltiplica.
E' questo il vero miracolo.
Amen*
sabato 30 luglio 2011
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